Merlo? L'erbaccia doveva mangiarsela...

Laura Rio

Un piano perfetto, bellissimo, da incorniciare e appendere alla parete. Come un bel quadro, un sogno. Ma, nella realtà, impossibile da realizzare, insostenibile da molti punti di vista. Non per nulla bocciato dai consiglieri di amministrazione Rai e dai rappresentanti sindacali di tutti gli interessati. Ma Francesco Merlo, nell'articolessa vergata ieri su Repubblica, non è nemmeno sfiorato dall'idea che sia questo il vero motivo del fallimento dell'impresa da lui tentata, insieme a Carlo Verdelli, di rivoluzionare l'informazione in Rai. Merlo, tra colte citazioni, descrizioni macchiettistiche dei funzionari Rai e resoconti eroici della permanenza a viale Mazzini («noi erbacce da estirpare»), riporta in poche righe il risultato di quanto elaborato in sei mesi, prima di dare le dimissioni dall'incarico anticipando quelle di Verdelli, a capo della struttura scelta dal direttore generale Campo Dall'Orto. Pensate alla proposta di spostare la sede del Tg2 a Milano: è come proporre al Presidente del Consiglio di spostare una parte dei ministeri in Lombardia. Un'idea per nulla sbagliata, ma che nessun dirigente con un minimo di conoscenza delle cose Rai si sognerebbe di proporre: la redazione farebbe fuoco e fiamme. Non semplice neppure fondere le redazioni regionali con ben 749 giornalisti totali e tradizioni «secolari» con il canale di sole notizie Rainews24. Più praticabile, e infatti in elaborazione, la scelta di affidare a Milena Gabanelli il rilancio del sito. Merlo, invece di ragionare su questo, lamenta le gravissime pressioni politiche subite, le ingiurie personali ricevute, gli insulti per lo stipendio ottenuto, il controllo sfacciato dei politici locali sulle sedi regionali e le richieste incessanti di raccomandazioni per essere invitati nelle trasmissioni. Tutte situazioni gravi e vere, di cui la tv di Stato soffre da decenni, che certo non ha svelato Merlo. Anzi, Campo Dall'Orto aveva chiamato proprio lui, giornalista tutto d'un pezzo (come Verdelli) e noto fustigatore del malcostume italiano per affrontare tutto questo, per non esserne schiacciato, per non arrendersi alle prime resistenze. Ma per lavorare, con pazienza, a un progetto importante e realizzabile. Quasi come quello che aveva varato il precedente direttore generale Luigi Gubitosi, che in sostanza prevedeva due grandi, efficienti e moderne newsroom, accantonato senza salvarne nulla. E, nel contempo, mentre si progettava il futuro, Merlo era stato chiamato anche per impedire che si creassero situazioni contingenti come quelle che hanno portato al flop di Politics e agli umilianti ritardi sull'informazione che si sono visti in occasione del terremoto.