Mezzetti, maestro incisore specializzato in "ex libris"

L'artista utilizza un torchio del 1841 appartenuto a Viani

Nella bottega dell'incisore. Una stanzona al piano terra del liceo artistico Russoli di Pisa. Lì, tra un paio di torchi e qualche tavolo, Valerio Mezzetti incide e insegna tecnica incisoria. È molto fiero del suo torchio: «Vede, è del 1841, londinese. Non ne esistono più così. Era di Viani, il famoso pittore».
Lo ha trovato, se l'è fatto dare in comodato, l'ha messo in funzione. Ed ecco la dimostrazione: Mezzetti prende legni, carta, inchiostro, e gira felice il suo torchio. Ma non basta, da un armadio tira fuori una raffinata carta di puro cotone e con molta delicatezza la apre per mostrare la sua opera. Un' incisione scura, molto lavorata, piena di segni, dove non rimangono spazi bianchi, ma bella, interessante. Appartiene al genere degli ex-libris di cui Mezzetti è un vero maestro. Vince premi dal 2006. Ma come ha cominciato? Nato a Camaiore nel 1959 è sempre vissuto in mezzo all'arte, dopo la prima formazione a Pietrasanta. Poi l'iscrizione all'Accademia di Belle Arti di Firenze e la scelta della pittura. Per vivere, si è messo ad insegnare, ma il vero colpo di fulmine è stata l'incisione nel 2005. Ne conosce tutti i segreti, privilegia la tecnica della xilografia su legno di testa, di cui mostra alcuni campioni. Legni levigati, intarsiati, di grana finissima, pero, melo.

Intanto dall'armadio escono altre incisioni, ciascuna con una sua storia. Le ha fatte lui. Colpisce una delle ultime ex libris: è dedicata a Enzo Pellai con un'immagine di Carlo Mattioli. Il famoso pittore modenese, morto a Parma nel 1994, è rappresentato nel suo studio tra i tetti di Parma, lo sguardo pensoso, una sua allampanata e straziata figura dipinta. Eh già, anche lui, si pensa subito, amava disegnare addirittura su pagine ingiallite di vecchi libri. Le rubava dalle biblioteche, raccontava, d'altronde l'amore per i libri era tutto per Mattioli. Ma c'è anche, in un altro foglio, Fattori e la battaglia di Magenta, soldati e cavalli sullo sfondo, un omaggio al maestro livornese. In un altro, Dante e Boccaccio che leggono insieme e sullo sfondo una famosa novella del Decameron. In un altro ancora Carlo Bo e tanti simboli da capire lentamente. Tutto scritto e molto segnato: «A volte mi criticano per l'horror vacui», aggiunge scherzando il professore.