"Mi ispiro alle lotte di Billie Holiday"

Il mio brano migliore è quello con Ray Charles

La sua voce elegante, che svetta in acuti impossibili, affronta ora Lady Be Good - tema caro a Ella Fitzgerald - ora Angel of the Night, versione italiana della Uomini soli dei Pooh, ora il repertorio di Billie Holiday (con l’album Eleonora Fagan: To Billie With Love ha appena vinto il suo nono Grammy). Comunque Dee Dee Bridgewater è una delle cantanti jazz più apprezzate sulla scena contemporanea, una mosca bianca amata da un pubblico trasversale che la aspetta stasera agli Arcimboldi di Milano e il 14 al Festival Musicastelle in Blue al Forte di Bard, in Valle d’Aosta.

Lei è una delle maggiori interpreti di Billie Holiday, come è nata l’idea?
«Da quando ho interpretato il suo ruolo a teatro in Lady Day l’ho sentita dentro di me, ma non ho mai voluto imitarla. Nonostante la sua fine drammatica, è stata una donna molto forte, una combattente, di quelle che cantavano Strange Fruit quando i neri venivano davvero impiccati agli alberi».

Quindi è la sua principale fonte d’ispirazione.
«No, è una delle artiste che rispetto maggiormente ma la mia vocalità imprevedibile viene da Betty Carter e subito dopo da Nancy Wilson».

Da ragazza formò una band di rock and roll?
«Avevo 16 anni, frequentavo il liceo e alla radio era esploso il suono della Motown per cui impazzimmo tutti. Così entrai in un gruppo di rhythm’n’blues; fu divertente, ma presto il jazz ebbe il sopravvento. Mio padre suonava la tromba e mio marito entrò nella band di Horace Silver: da allora il mio destino fu segnato».

Quale fu la prima importante band in cui militò?
«Negli anni ’70 fui la cantante della Thad Jones-Mel Lewis Orchestra, palestra per un sacco di vocalist di successo dell’epoca».

E da allora vennero le collaborazioni illustri.
«Ma molto formative. Pensi che mi chiamarono a cantare con loro personaggi come Sonny Rollins, Dizzy Gillespie, Max Roach in uno dei suoi periodi più sperimentali».

Ha collaborato infatti con artisti agli antipodi tra loro.
«Non c’è nulla di strano, abbiamo anticipato la globalizzazione. I Pooh, Zucchero al di là dei generi e degli stili sono tutti ottimi artisti che danno qualcosa di originale alla musica».

Molti puristi pensano che pop e jazz siano linguaggi inconciliabili: lei li riconduce a unicità.
«Io sono una cantante jazz, vicina anche alle altre tematiche della musica nera. Non a caso ho inciso uno dei brani migliori della mia carriera insieme a Ray Charles. Poi c’è musica buona e musica cattiva. L’importante è non promuovere soltanto il jazz troppo commerciale».

Come vede il futuro del jazz oggi?
«Con molto ottimismo, ci sono un sacco di giovani eccezionali come Esperanza Spalding. Sono fiduciosa perché l’elenco si allunga tutti i giorni e anch’io sto curando la produzione di qualcuno di questi».