"La migliore offerta" di Tornatore

Giuseppe Tornatore dirige una storia d'amore tinta di mistero in un'opera raffinata, penetrante e di respiro internazionale

Il nuovo film di Tornatore è molto ben congegnato, non privo di difetti ma sorretto dall'interpretazione capolavoro di Geoffrey Rush. Tra il melodramma nostalgico e il giallo, "La migliore offerta" fa riflettere sull'arte della seduzione nel senso etimologico del termine; esplora il potere della suggestione, i labili confini tra l'autenticità e il falso nell'arte come nei sentimenti, le potenzialità ora salvifiche ora distruttive dell'amore. E' una pellicola elegante e coinvolgente, densa di bellezza, simbolismi e archetipi.

Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un celebre battitore d’aste ed esperto d'arte; è un solitario, quasi un sociopatico, e interagisce nel privato solo con un amico di vecchia data, Billy (Donald Shuterland), e un giovane restauratore di congegni meccanici, Robert (Jim Sturgess). Il giorno del suo sessantatreesimo compleanno Virgil riceve la telefonata di una giovane donna, Claire (Sylvia Hoeks), che gli chiede di occuparsi della vendita di alcune opere di famiglia.

I due si danno appuntamento ma la ragazza non si presenta né in quella né nelle successive occasioni, adducendo scuse sempre più improbabili. Tra l'indispettito e l'intrigato, Virgil si lascerà a poco a poco sedurre dalle fobie e fragilità di Claire, sviluppando nei suoi confronti una vicinanza emotiva sempre più ossessiva e sentimentale.

La trasformazione nel corso della storia del protagonista, interpretato da Geoffrey Rush, è memorabile. Virgil è un uomo scontroso, spigoloso, che si circonda di oggetti di valore per arginare una solitudine che lo rassicura e che gli permette di restare spento dentro. Il suo sguardo indifferente se non assente, le abitudini sterili quanto maniacali (come quella di indossare guanti che gli facciano da filtro con il resto del mondo), vengono via via sostituiti da vitalità, fiducia ed entusiasmo quando si imbatte in una creatura che ha tutto per poter incarnare l'Eterno Femminino da lui a lungo inseguito collezionando in segreto e per tutta la vita dipinti che lo ritraessero.

Quando Virgil ha la possibilità di trascendere il tanto disgustato reale nell'adorata arte, entra in un ingranaggio più grande di lui in cui non è più distinguibile ciò che appare da ciò che è. I comprimari, fatta eccezione per Shuterland che però appare pochissimo, sono pulci innanzi al gigantismo artistico di Geoffrey Rush. Soprattutto Jim Sturgess, nei panni del giovane Robert, è un po' troppo privo di carisma. Quanto alla protagonista femminile, Sylvia Hoeks, nel suo caso l'assenza di particolare attrattiva è funzionale: su di una tela bianca è più facile proiettare le proprie suggestioni ed il proprio ideale come fa Virgil.

Le caratteristiche da taluni rimproverate in passato a Tornatore, ossia un certo manierismo, una sovrabbondanza estetica e il gusto per un melodramma baroccheggiante, qui sono invece i fondamentali perfetti per la rappresentazione di quanto narrato.

 

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