Milano si presenta Bologna al via Torino fa tendenza

Presentata Miart, la nuova fiera di Milano City in programma dal 30 marzo al 2 aprile

Confermando quell'anomalia tutta italiana per la quale sono meglio tante fiere di medio cabotaggio invece di una grande e concorrenziale con Parigi, Londra, Basilea e Madrid, ogni anno è necessario rinverdire la formula per non limitarsi al solo mercato e dar vita all'evento partecipato: così tutta la città ne parla.

Ieri è stata presentata a Palazzo Reale la prossima edizione di Miart, in programma dal 30 marzo al 2 aprile ancora nel quartiere fieristico di Milano City. E fa sorridere la concomitanza con l'inaugurazione di Arte Fiera a Bologna, da giovedì prossimo, quasi a voler sottolineare lo spirito di concorrenza tra le tre principali realtà nostrane (queste due più Artissima, in novembre a Torino). Forse per una cortesia di buon vicinato sarebbe stato meglio aspettare un po', poiché in tal modo il rischio è quello di togliersi spazio vicendevolmente. Ma qui bisogna vendere gli stand, il fair play passa in secondo piano.

In ogni caso tutte e tre le fiere d'arte contemporanea italiane cambiano direzione nel 2017. Angela Vettese, la più esperta, guida Bologna; Ilaria Bonacossa sarà ad Artissima e Alessandro Rabottini prende a Miart il posto di Vincenzo De Bellis, promosso dal ruolo di vice.

C'è dunque da aspettarsi qui maggior continuità, visto il crescente gradimento della formula negli ultimi quattro anni. In un mese che oltre all'arte e il design vedrà anche il nuovo Tempo di libri, la prima intenzione è quella di tirar dentro Milano e i milanesi, anche in considerazione del ruolo propulsivo della capitale morale, forse l'unica metropoli a non soffrire la crisi d'identità postelettorale.

Mentre gli altri restringono, Miart si allarga a ben 175 gallerie, più 13% rispetto al 2016, e di queste 71 sono straniere. Niente male per una manifestazione partita in sordina, che oggi nutre ambizioni ben diverse. USA e Gran Bretagna i paesi più rappresentati, ma le curiosità arrivano dalla Grecia, dalla Slovacchia, dal Brasile e dal Sudafrica.

Confermata la sezione design, ponte ormai necessario verso il Salone del Mobile. Crescono anche i premi, una scelta importante e pragmatica perché le acquisizioni sono un elemento necessario alla ripresa del mercato, che in Italia a piccoli passi pure si sta muovendo. Tra i nuovi nati, il Fondo Giampiero Cantoni, ben 100mila euro in favore della costituenda Fondazione Fiera Milano; il Be/Art Emergent e il Fidenza Village per Generations. Senza contare talks, dibattiti e incontri, studiati per dar lustro ad artisti e critici.

Miart uguale a festa dell'arte in città? In un certo senso sì. Tra le iniziative pubbliche da non perdere, almeno sulla carta, la personale di Santiago Sierra, discusso artista spagnolo, al PAC; l'installazione di Flavio Favelli all'Albergo Diurno di piazza Oberdan; le vetrine della Rinascente in Duomo affidate alla corrosiva ma discontinua Paola Pivi. Rabottini, il neodirettore, ci punta molto e fa bene visto che oggi per un curatore è più indicato far carriera in una fiera che in un museo. In conferenza ha parlato di un ampio spettro di ricerca sul mercato, tra valori consolidati e scoperte inedite. Se Bologna continua a proporsi come la mega rassegna italiana e Torino, prevedibilmente resterà confinata nella nicchia trendy, Milano vuol continuare a essere realistica e pragmatica.