A Milano va in scena Pereira «Così dirigerò la mia Scala»

Lo raggiungiamo un minuto dopo l'annuncio in conferenza stampa. È a Monaco di Baviera per un premio al direttore d'orchestra Mariss Jansons. Non sa nulla che sarà lui a sedere sulla poltronissima del Teatro alla Scala. Ci sperava ma senza contarci molto: le questioni scaligere non brillano certo per linearità. «Sul serio, hanno nominato me? Sono emozionato. Guardi, felicissimo. Io comunque aspetto la comunicazione ufficiale, non mi sembra vero». Parole a caldo di Alexander Pereira, il futuro sovrintendente alla Scala di Milano, nominato ieri alle 17, dopo un lungo Cda. Una scelta presa all'unanimità dopo precedenti conclavi finiti in fumate nere, otto mesi di incontri, rose di nomi, congetture e percorsi tortuosi degni di un romanzo alla Dan Brown. Pereira, austriaco, subentrerà così al francese Stéphane Lissner che dall'autunno 2015 sarà all'Opéra Parigi. Già, due stranieri al timone del teatro di tradizione italiana per eccellenza. L'assenza di nomi italiani, non solo nel caso Scala, ma più generalmente nel management teatrale europeo, è un dato su cui riflettere.
Il nome di Pereira circolava da tempo, per la verità. Subito spiccò nella rosa dei candidati eccellenti. E chi avrebbe mai potuto pensare che pure lui, sovrintendente del festival più chic del mondo, cioè quello di Salisburgo, artefice della rinascita del teatro di Zurigo, avrebbe mandato il suo curriculum vitae alla Scala aderendo - così - al bando di concorso messo a punto in aprile per individuare il sovrintendente. Un concorso pensato per dare trasparenza a un'operazione delicatissima: la Scala - come ognun sa - non è solo bottega d'arte.
Pereira l'ha spuntata su altri 24 candidati, brillavano i nomi di Pierre Audi, Cristiano Chiarot, Walter Vergnano, Francesco Micheli. Ma lui rispondeva appieno ai parametri rimarcati, uno a uno, dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia, presidente del cda del teatro. Micheli, l'uomo della finanza e dei salotti in di Milano, era forse il più forte competitor di Pereira al punto che il sindaco ha sentito di ringraziarlo. Ieri, dalle colonne del Corriere della sera, Micheli assicurava una prestazione a costo zero, e Pisapia, a rincalzo: «il suo mettersi al servizio della città è stato un gesto apprezzato da tutti». Ma la scelta è caduta su altri.
Pereira forse sarà a Milano già da oggi, «aspetto la comunicazione ufficiale, poi credo che incontrerò Bruno Ermolli», cioè il vicepresidente del Cda, l'uomo che ha condotto le operazioni di scauting. «Mi aspetta un lavoro difficile, incrociamo le dita», si augura. Progetti immediati? «La Scala è il teatro d'opera numero uno al mondo, un teatro di tradizione dove vorrei fare tanti titoli italiani tenendo però conto del repertorio mondiale. Ci devo pensare ma l'idea è quella di trovare un equilibrio fra questi due aspetti. Poi, mi piacerebbe portare i grandi direttori d'orchestra perché se ci sono le grandi bacchette allora vengono anche i grandi cantanti».
Tratti distintivi di Pereira. Conosce e ama la musica, sa portare quattrini nelle casse dei teatri, non è a buon mercato sebbene il Presidente del Cda scaligero già ha chiarito che al nuovo sovrintendente spetterà un onorario ridotto del 25% rispetto a quello di Lissner (in realtà il 25% in meno del compenso base pari a 350.000 euro, ma nel complesso l'attuale sovrintendente arriva a un milione). Non solo: non disporrà del benefit della casa, e per Pereira non è un problema dal momento che già ha una casa a Milano dove studia la sua giovane compagna: un'avvenente brasiliana di 26 anni. «È l'amore che mi porta a Milano», ci disse in dicembre durante la presentazione del festival di Salisburgo e due giorni dopo la prima della Scala.
Non inganni il cognome portoghese, è di Vienna, ha 65 anni, è figlio di un diplomatico. Già nel 2012 il suo nome era dato fra i più papabili, ma lui glissò, «si parla tanto di me, e mi fa piacere. Però nessuno mi contattò 7 anni fa e neppure ora, ma se mi chiamassero ci penserei». Con Pereira e rispettando lo statuto si valuterà se optare per un direttore artistico o concentrare il duplice ruolo nella figura del sovrintendente. Quanto al direttore musicale: si sa che fra i prediletti di Pereira vi sono proprio gli italiani Daniele Gatti e Riccardo Chailly. Quanto alla promessa fatta da Pereira di italianità scaligera, possiamo contarci se valutiamo il cartellone del Festival di Salisburgo di quest'anno: su 12 opere quattro sono di Verdi, e solo due di Wagner. Brillano direttori d'orchestra italiani e un nuovo Falstaff del regista Damiano Michieletto. Pisapia ha sottolineato che il sovrintendente doveva rispondere a prefissati parametri: «Precedenti esperienze. Capacità di elevare e divulgare l'immagine del teatro. Conoscenza delle lingue. Un costo inferiore, in modo significativo, a quello dei predecessori. Capacità di fund raising». E Pereira pare sia un mago nell'attrarre capitali.