Mille opere per conoscere lo Sgarbi collezionista

«Quanto ho speso nell'acquisto di opere d'arte? Davvero non saprei. Ai tempi della lira, ero sotto di due miliardi. Poi sono diventati due milioni di euro. Ora ho perso il conto». È un Vittorio Sgarbi in versione confidenziale quello che a Casa Carraro presenta la mostra che si terrà a marzo a Osimo nelle Marche, dove per la prima volta in Italia verranno esposte oltre mille opere della sua collezione. Tiziano, Lotto, Artemisia: le stanze segrete di Vittorio Sgarbi, che inaugurerà a marzo 2016 a Palazzo Campana, è anche la maniera per ricordare la madre Rina Cavallini, recentemente scomparsa. «Negli ultimi anni mio padre ha scoperto una vocazione per la scrittura. Mia madre, che è sempre stata la figura più importante e di fatto l'uomo di casa, era invece rimasta un po' nell'ombra, e questo spiaceva a me e a mia sorella. Le avevo allora fatto scrivere una piccola introduzione al catalogo della mostra dedicata a opere della collezione Cavallini-Sgarbi, che nel nome celebra anche la figura di mio zio, il primo riferimento culturale decisivo per me. Abbiamo portato una selezione di 42 opere in Spagna a Burgos e a Càceres, e ancora a Città del Messico».LA mostra di Osimo è la prima occasione per il grande pubblico di conoscere i gusti dello Sgarbi collezionista. «Posseggo quattromila opere, cinquecento delle quali sono a mio parere meritevoli di essere vincolate. Perché le ho comperate? Uno storico dell'arte autentico non si accontenta di studiare le carte. Il suo collezionismo è ascrivibile a una forma di divertimento competitivo, ma nello stesso tempo è anche un modo di fare un libro di storia dell'arte con le opere che ha comperato». Tra queste ci sono i pezzi da novanta, come il Ritratto di Francesco Righetti di Guercino che stava a Fort Worth, il Tiziano e il Sassoferrato acquistati a Cleveland, o il Cagnacci, che ha provenienza newyorkese, due ritratti del Lotto, due Ribera, una Cleopatra di Artemisia Gentileschi e L'allegoria della pittura del pesarese Simone Cantarini. Tra i minori, ampio spazio nella rassegna di Osimo ai marchigiani, dal manierista Andrea Lilio al caravaggista Giovan Francesco Guerrieri. Senza dimenticare gli impuntamenti giovanili, come il conterraneo Bastianino e il corrusco Ferraù Fenzone, o passioni più recenti, come il medaglista urbinate Giambattista Nini: per quanto rapsodica e reticente, una collezione è una forma di autobiografia, per molti versi capace di dirci quel che il suo proprietario ha voluto tacere.