«Il ministro» buono che fu divorato dalla politica cattiva

Il prologo sembra un omaggio a Helmut Newton e al suo celebre scatto nel quale si vedono le gambe di una ballerina che sbucano dalle fauci di un coccodrillo. E' l'incipit de Il Ministro - l'esercizio dello Stato, pellicola francese carica di premi (3 César), che arriva dopodomani nelle sale italiane con una emblematica scena iniziale. Una donna avanza nuda in una stanza che sembra ricollegabile allo studio di un politico. La ragazza si siede sul tappeto e allarga le gambe mentre un coccodrillo la fissa, in un angolo, con le fauci spalancate. Poi, la donna, a carponi, avanza verso l'animale e si fa volontariamente inghiottire. Una metafora, voluta dal regista Pierre Schoeller, per inquadrare subito dove andrà a parare il suo lungometraggio; raccontare, cioè, di come lo Stato divori i suoi servitori che gli si offrono, il più delle volte, rassegnati e impotenti. Senza trascurare il lato erotico del comando. Non quindi uno dei tanti film visti sulla conquista del potere ma uno sulla pratica dello stesso, raccontato attraverso gli occhi di chi si vota totalmente a esso e alle sue leggi non scritte. Per arrivare a una conclusione diversa da quella famosa pronunciata da Andreotti: per Schoeller il potere non logora chi non ce l'ha ma riveste di solitudine chi ne è investito. Strano per chi, in teoria, viene visto, nell'immaginario collettivo, sempre al centro della scena. In effetti, quello compiuto da Schoeller è un viaggio non nelle stanze del comando ma nell'animo di chi, ogni giorno, è chiamato freneticamente a prendere decisioni in nome di uno Stato che da servitore ti trasforma in suo succubo. Non c'è empatia tra i personaggi del film e il pubblico. Non si parteggia pro o contro. Si riflette e tanto basta nel vedere come il Ministro dei Trasporti Bertrand Saint-Jean (non ha un colore politico), sia roso dai conflitti interiori, combattuto tra i suoi principi morali e ciò che è giusto fare per mantenere il posto di privilegio, stritolato fra ambizioni personali e pressioni politiche che non si possono ignorare. Una telefonata a notte fonda da parte del suo capo di Gabinetto lo sveglia per informarlo che un pullman pieno di studenti è finito in un burrone nelle Ardenne, causando varie vittime. Si deve recare immediatamente sul luogo dell'incidente, per tamponare le conseguenze mediatiche di un simile avvenimento, dando il via al gioco di ipocrisie, frustrazioni e compromessi che costelleranno tutto il film. Bisogna confortare i genitori delle vittime ma anche rassicurare la nazione sulle indagini e sul coordinamento dei soccorsi, oltre che rispondere a domande sulla privatizzazione spinosa delle ferrovie che lui aborra ma non il suo partito. E' solo l'inizio, perché le emergenze si accavallano, si sostituiscono freneticamente in un mondo sempre più complicato e ostile. Quasi un thriller politico nel quale il Ministro, incarnato in maniera magnifica da Olivier Gourmet, viene mostrato nella sua essenza di uomo con dei limiti (non è puro), tormentato, solo; ma che non trascura mai il suo impegno verso il popolo. Ci sono due personaggi chiave nella pellicola che ruotano attorno a Bertrand. Uno è quello di Martin (Sylvain Deblé), il laconico autista appena assunto che osserva, in silenzio e con distacco, il teatrino della vita del Ministro, rappresentando così allegoricamente l'incomunicabilità e l'incomprensione sempre più evidenti tra classe politica e società civile. E' da lui che il politico si rifugia per soddisfare il suo bisogno di «normalità», è con lui che instaurerà un'amicizia inattesa che avrà risvolti, però, drammatici. L'altro è il suo segretario personale Gilles (Michel Blanc) con il quale ha uno strano rapporto, a metà tra invidia e collaborazione. Uno ama i riflettori dei media, l'altro preferisce l'ombra degli uffici ministeriali. Entrambi, però, sono attratti dallo stesso oggetto del desiderio: lo Stato e tutto ciò che incarna il suo esercizio. Compreso il distacco dalla realtà. Un film, per certi versi, originale. Certamente, incisivo, intelligente e ottimamente interpretato e diretto. Dopo questa pellicola, non guarderete la politica con più simpatia ma saprete, forse, giudicarla al di là delle sue apparenze.