Il mio sogno è quello di trasmettere ai giovani la mia esperienza

da Spoleto

Se essere artisti significa distinguersi naturalmente dagli altri, lei è nata artista. D'una bellezza prorompente, luminosa, quasi sfacciata, quando la bellezza delle altre è tutta raccolta, interiorizzata, esangue. Bionda stile glamour, labbra di morbida seduzione, occhioni di obliqua malizia... Sensuale e corporea - insomma - in un universo di eteree ed impalpabili silfidi, rigorosamente asessuate. No: decisamente Eleonora Abbagnato non sembra una ballerina classica. E invece è una delle étoiles più applaudite al mondo. Come constaterà il pubblico di Soirée Roland Petit: lo spettacolo di danza che da stasera il Festival dei Due Mondi di Spoleto dedica al geniale e raffinatissimo coreografo francese.

Non sarà per lei uno spettacolo qualunque. Ma la «summa» dell'opera di colui che lei ha definito «il mio padre artistico».

"È stato Petit a scoprire e a far emergere liberamente le mie potenzialità espressive, pur nel grande rigore e severità che caratterizzavano il suo metodo di lavoro. Può immaginare con quale sentimento di gratitudine salirò in scena per danzare i “pas de deux” tratti da Carmen , Le Jeun homme et la mort , Cheek to Cheek . Il resto della serata presenterà momenti da Notre Dame de Paris , Ma Pavlova , Il Pipistrello , Arlesienne , Proust , danzati da grandissimi artisti come i primi ballerini della Scala, di Parigi, Madrid, Berlino, Vienna»

Classico e hollywoodiano, frivolo e serio, passionale e crudele. Quali, oltre queste, le caratteristiche dello stile di Petit la affascinano maggiormente?

«Roland Petit è stato tutto questo e molto di più. In una parola sola: è stato unico. Ma fra le sue tante qualità ricordo soprattutto la capacità di mettere a nudo l'aspetto esistenziale dei suoi personaggi».

Anche lei è una ballerina piuttosto unica. Secondo l'iconografia tradizionale dovrebbe mangiare poco o nulla, girare rigorosamente coperta, non prendere mai il sole... Ma riesce a seguirli, questi feroci diktat?

«Per carità! Conduco la vita normale di una donna che è anche moglie e madre. A tavola non faccio sacrifici eccessivi, se non quelli strettamente necessari. Prendo il sole quando posso. Uno stile di vita regolare e metodico fa il resto».

Resta però il fatto che lei è una danzatrice «anomala»: alla celestiale levità della tradizione abbina una corporeità tanto più terrena e moderna. Questo ha rappresentato un limite o un vantaggio, per lei?

«Credo che né l'uno né l'altro. Il fatto è che ogni ballerina si costruisce la tecnica più adatta alle sue possibilità. E poi è stato proprio questo mio fisico, a consentirmi di danzare tanto in ruoli classici che contemporanei».

E non solo. Essere bella come un'attrice le ha anche aperto le porte della moda, del cinema, della tv...

«Sì. Ho girato Il 7 e l'8 con Ficarra e Picone; Milly Carlucci mi ha voluto a Ballando con le stelle , Paolo Bonolis a Sanremo, Maria De Filippi ad Amici e Vasco Rossi nel videoclip della sua Ad ogni costo . Ma, almeno che io sappia, nessuno dell'ambiente del balletto me l'ha mai rimproverato, né mai mi ha guardato, per questo, con prevenzione».

Anche se, ammettiamolo, da Giselle a Ficarra e Picone, il salto è notevole…

«I tempi cambiano. E non sempre in peggio. La cultura del balletto, il modo in cui una ballerina viene percepita dal pubblico popolare, sono mutati. Chissà: forse anche le mie apparizioni tv hanno contribuito a smuovere un po' le acque».

Lei è la prima italiana nominata «étoile» all'Opéra di Parigi. Ma in Italia il balletto continua ad essere relegato nella posizione subordinata della Cenerentola delle arti classiche.

«È vero. Da noi il balletto è sempre stato un po' subordinato al teatro d'opera. Nei cartelloni, nei programmi, perfino nell'attenzione della stampa, viene sempre dopo il melodramma. La storia e la cultura francesi sono, da questo punto di vista, diverse».

Bella, brava, applaudita. Ha ancora sogni nel cassetto?

«Sono stata molto fortunata. Ho potuto lavorare con i coreografi più importanti, i partner più grandi. Oggi il mio sogno è trasmettere ai giovani la mia esperienza. Per questo sono felice di guidare il Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma. È il mio modo di contribuire alla diffusione della danza nel mio Paese».