La modernità controversa di Borgia

Un libro racconta i lati sottovaluti del principe rinascimentale

Claudia Gualdana

Lo hanno definito un «virtuoso del delitto». Guicciardini nel suo agire vedeva «perfidia, lussuria e crudeltà grande». Machiavelli, elogiandolo ne Il Principe, costringe il futuro a fare i conti con la sua ingombrante personalità. Parliamo di Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI, fratello di Lucrezia dalle fulve chiome. La vulgata lo tramanda come un «demone assetato di sangue, di sesso e di potere»: spiega lo storico militare Andrea Santangelo, il quale in Cesare Borgia - Le campagne militari del cardinale che divenne principe (Salerno Editrice, pagg. 122, euro 12) mette ordine in una vicenda labirintica, complicata com'è da una letteratura copiosa e impietosa.

Chi era Cesare Borgia detto il Valentino? Così soprannominato da Valencia, dove indossa la porpora cardinalizia, ma la getta presto alle ortiche per il mestiere delle armi. Dal suo feudo di Romagna diventa un signore della guerra venerato dai soldati. Nel suo animo convivono l'assassino, il marito devoto, il seduttore infedele; l'amministratore oculato e lo stratega politico e militare. Machiavelli sognava che avrebbe scacciato gli invasori e unito l'Italia. Una meta lontana, ai primi del Cinquecento. Non sappiamo se il Borgia avesse tanta ambizione. La sua cavalleria combatte con gli archibugi - le prime armi da fuoco - oltre venti anni prima delle potenze europee.

Si muove con velocità felina, spiazza gli avversari. Ma non avrà il tempo di raggiungere il suo scopo, in fondo ignoto. Borgia muore giovane, evadendo da una prigione spagnola. Meglio morto che vinto. Del resto, fu proprio lui a dire Aut Caesar aut nihil: O Cesare, o niente.