Molta fiction, poco calcio Così Raiuno racconta il bomber Gigi Meroni

nostro inviato a Torino

L'idea era di quelle giuste. Raccontare la vita, l'estro, la ribellione giovanile di un mito del calcio, Gigi Meroni, il campione morto in un incidente stradale a soli 24 anni (era il 1967) lasciando nello sconforto totale i tifosi del Toro. Peccato, però, che l'operazione non sia perfettamente riuscita. Perché La farfalla granata, fiction che andrà in onda su Raiuno tra fine ottobre e inizio novembre, è da annoverare tra i tanti «melò» a cui ci ha abituati in questi anni il primo canale. Soffermandosi molto sulla tormentata storia d'amore tra il campione e la sua Cris, la fiction realizzata dalla Goodtime e tratta dal libro omonimo scritto da Nando dalla Chiesa, dà meno spazio all'epopea di Meroni calciatore. Interpretato da Alessandro Roja (il Dandi della serie Romanzo criminale), il campione comasco viene raccontato soprattutto nel suo essere «fricchettone», allergico alle regole della grigia borghesia degli anni '60, il «quinto Beatles» - come lo ribattezzarono - che sfida le convenzioni sociali e la stessa legge per coronare la storia d'amore con una giovane donna già sposata, uno scandalo all'epoca. Calati al meglio possibile nei loro ruoli, Roja e Alexandra Dinu (nella parte dell'amata), tengono in piedi un prodotto che usa un linguaggio troppo tradizionale, destinato al grande pubblico femminile di Raiuno. «Meroni - ha spiegato il regista Paolo Poeti ieri al Prix Italia, in corso a Torino - è stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libertà arrivata dall'universo giovanile negli anni Sessanta».
Ma la realtà incombe e il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, ieri da Torino, ha risposto agli attacchi arrivati alla sua rete negli ultimi giorni. Prima questione: La vita in diretta, più volte battuta dal concorrente Pomeriggio 5 e che, dopo appena due settimane dalla partenza con la nuova conduzione Paola Perego - Franco Di Mare, ha cambiato in corsa gli autori. Capo progetto è ora un autore esterno, della casa di produzione di Lucio Presta, agente e marito della Perego. «Non siamo spaventati dal calo degli ascolti- ha spiegato Leone - sono la naturale conseguenza dell'impronta diversa che abbiamo dato alla trasmissione, meno gossip e cronaca nera e più finestre aperte sul mondo. Il pubblico si deve abituare piano piano. Quanto ai cambi degli autori, sono cose normali che accadono dietro le quinte dei programmi».
Altro argomento: il raddoppio delle repliche di Montalbano al mercoledì che hanno sottratto spettatori a Virus di Raidue (e il conseguente spostamento al venerdì) e a Chi l'ha visto? di Raitre, scelte che hanno fatto parlare di mancanza di gioco di squadra. «Accuse infondate - risponde - Montalbano è stato messo in quella serata per contrastare la fiction di Canale 5, non certo per far del male agli altri canali Rai. Del resto mercoledì scorso ha fatto il 17 per cento di share, non un risultato eclatante come le altre volte, dunque c'era spazio per tutti. Comunque, Montalbano finisce tra due settimane: quindi ogni programma potrà andare avanti da solo. E la forza di Virus non è stata arrestata, semmai solo rinviata».

Commenti
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fritz1996

Ven, 27/09/2013 - 11:03

"Non siamo spaventati dal calo degli ascolti", "Il pubblico si deve abituare piano piano": ma questo Leone ci fa o ci è? In un'azienda normale l'avrebbero mandato a casa sin dai tempi del suo fallimento a Rai intrattenimento, ma, si sa, la Rai fa storia a sé: chi non riesce viene promosso (purché abbia gli appoggi giusti). E comunque si capisce che, nel quadro del feudalesimo imperante nel c.d. servizio pubblico, La vita in diretta è una baronia appaltata a Presta: prima la conduzione affidata alla moglie, ora, dopo il flop di costei a causa della manifesta insofferenza dei telespettatori, si chiama di rinforzo un capo-progetto della stessa scuderia. A proposito, e le risorse interne? Gubitosi, Tarantola, dove siete?