«Il mondo della pelle è ecologista ante litteram»

Edoardo Sylos Labini

Un settore «vivo e soprattutto vitale», del quale «la moda e il lusso, la calzatura e la pelletteria, i produttori di imbottiti e interni auto, non possono fare a meno»». Un settore che, grazie al suo dinamismo, è leader globale. Queste le principali caratteristiche della conceria italiana, secondo Gianni Russo, presidente UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria).

Da dove nascono i primati internazionali del settore conciario italiano?

«Noi innoviamo costantemente per soddisfare la richiesta di eleganza ed esclusività in un contesto di totale sostenibilità, superandoci ogni giorno. La pelle italiana è un esempio di biodiversità: siamo 1.200 aziende, ci distinguiamo per una marcata eterogeneità».

Se parliamo di conceria italiana si può parlare di cultura?

«La pelle italiana è innovazione, non solo del prodotto, ma anche in ottica 4.0, perché molte concerie hanno già avviato numerosi investimenti, rivolti all'interconnessione dei processi produttivi. È cultura, in senso lato, perché crea valore sul territorio e conferma l'importanza del modello dei distretti industriali, essendo radicata in Veneto (in provincia di Vicenza), in Toscana (nella zona di Santa Croce sull'Arno e Ponte a Egola), in Campania (nella zona di Solofra, con alcune importanti presenze anche nei dintorni di Napoli) e in Lombardia (nei pressi di Magenta

Ma la pelle è un prodotto ecologico?

«Pensate se noi non esistessimo, se venisse meno la nostra funzione istituzionale e storica di utilizzatori di un residuo, cioè di ecologisti ante litteram. Siamo sempre sotto attacco e ci imbattiamo sul mercato nel lancio di prodotti che sfiorerebbero il ridicolo, se solo ci si soffermasse sul loro reale contenuto. Oltre a ecopelle, leggiamo anche di ecocamoscio, alter nappa, e via di questo passo, che per promuoversi hanno sempre bisogno di accostarsi alla pelle, diciamo pure che la sfruttano. Procediamo per vie legali contro questi abusi».

E i vostri marchi?

I marchi vero cuoio e vera pelle li tuteliamo in collaborazione con la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane, con cui da 10 anni è in essere un accordo di sorveglianza doganale. Educare e sensibilizzare restano le armi più efficaci. Ma ci aspettiamo anche risposte normative».