Morti e indemoniati Difficile sopravvivere nel bosco del mistero

Indipendente, di solito, cinematograficamente, è sinonimo di qualità. Titoli apparentemente poco appetibili si rivelano, in realtà, più incisivi di tanti blockbuster. Forse perché le aspettative sono maggiori rispetto a prodotti che puntano più sulla bontà delle idee che sui propri mezzi, spesso minimi, a disposizione. Il problema dei piccoli è, semmai, la distribuzione, in un mercato inflazionato dalle grandi firme. Per questo, un mese come quello di agosto sembra fatto apposta per dare vetrina a film che, durante l'anno, godrebbero di poco spazio.
Uno di questi è certamente Open Grave, in uscita domani. Le premesse sembrano quelle di un classico horror giovanilistico. Una casa nella foresta e, al posto del solito gruppo di amici destinato al massacro, un protagonista che si trova a convivere con degli sconosciuti che diffidano di lui. Le analogie finiscono qui perché a dirigere la pellicola è il visionario Gonzalo López-Gallego, ovvero uno spagnolo, con tutto quello che comporta in un filone che ha mostrato, negli ultimi anni, di saper reinventare al meglio un genere troppo stereotipato. Girato interamente in Ungheria, il film inizia con una scena che sembra presa a prestito da Buried - Sepolto. Un uomo, Jonah (Sharlto Copley), si risveglia in quella che sembra una tomba chiusa. In realtà, è sommerso da cadaveri gettati, come lui, in una fossa comune. Una cinese misteriosa gli cala una corda per issarsi sul terreno. Lui, malconcio e insanguinato, senza ricordarsi nulla di quanto gli sia accaduto, entra in una baita dove si trovano persone sconosciute. Anche loro, come Jonah, non hanno la minima idea di chi siano e perché si trovino in quel posto.
Qui il thriller prende una deriva psicologica perché tutti si trovano costretti a cercare di ritrovare la propria identità, senza abbassare la guardia nei confronti di estranei che potrebbero nascondere intenzioni violente (del resto, la fossa piena di morti non aiuta a rasserenare il clima). La perdita di memoria e il modo in cui questa cambi la personalità dei personaggi è uno dei temi centrali del film. Così come quello di provocare lo spettatore con riflessioni del tipo: affidereste la vostra vita nelle mani di chi potrebbe essere un vostro nemico o cerchereste da soli la chiave per la sopravvivenza pur sapendo che questa scelta comporterebbe minori possibilità di salvezza?
La pellicola si gioca su questi binari. Jonah, da subito inviso all'autoritario Lukas (Thomas Kretschmann), ha la sensazione di aver fatto qualcosa di brutto nel passato. Dei flashback improvvisi sembrano confermargli il tutto, così come la presenza, nel bosco, di individui che paiono degli indemoniati. Sharon, però, (Erin Richards), si fida di lui, convinta che tra loro ci siano stati dei trascorsi amorosi. Così come Nathan (Joseph Morgan) che scopre di saper parlare lingue come il latino. Michael (Max Wrottesley), invece, tiratore scelto, sente di dover proteggere la misteriosa ragazza cinese muta (quella che aveva calato la fune a Jonah) che sembra la sola ad avere le risposte giuste. Il problema è che la donna (interpretata da Josie Ho) sa scrivere solo in cinese e che nessuno di loro lo sa leggere (certo, potrebbe aiutarsi con dei disegni, ma agli sceneggiatori non è venuta in mente questa banale soluzione). L'unica cosa certa è che il giorno 18 accadrà qualcosa di irreversibile. Riusciranno i nostri eroi a ritrovare la memoria perduta prima della fatidica scadenza? Lo spettatore è condotto, tessera dopo tessera, a ricostruire un puzzle che porterà a un colpo di scena finale che introdurrà un genere completamente differente da quello che sembrava animare il film. Per carità, nulla di clamoroso o da etichettare, frettolosamente, come cult. Almeno, c'è il tentativo di offrire un'idea nuova. In questi tempi di sequel, merce rara.