Morto Gandolfini, il suo boss depresso ha cambiato la tv

L'attore italoamericano fu il geniale protagonista de "I Sopranos", la prima serie capace di competere col cinema

A James Gandolfini, morto mercoledì notte a Roma a soli 51 anni, spetta di diritto un posto nella storia della televisione. Anzi, nella storia della cultura pop. Nonostante abbia interpretato molti film, pochi in ruoli da protagonista, il suo volto sarà sempre legato all'interpretazione del fragile ma feroce Tony Soprano, il boss della mafia italoamericana protagonista degli 86 episodi, divisi in sei stagioni tra il 1999 e il 2006, della serie tv I Soprano.

Oltre a fare incetta di qualsiasi premio (Emmy, Grammy) I Soprano fu salutato subito come «lo show più importante degli ultimi 25 anni» (così il New York Times). Per la prima volta, la televisione si mostrava adulta dal punto di vista narrativo, capace di competere col cinema hollywoodiano e talvolta di superarlo. I Soprano, inventati da David Chase, buttano sul piatto temi difficili (violenza, depressione), trama complicata (l'ascesa di un clan mafioso), una regia da Oscar, un'attenzione maniacale per le sfumature psicologiche. E una recitazione impeccabile, il cui peso poggia quasi per intero sulle spalle del magnetico Gandolfini. Il quale per entrare nella parte del boss spietato ma preda di attacchi di panico, deciso ma bisognoso delle rassicurazioni di una psichiatra, ricorre, come lui stesso ha raccontato, a metodi singolari. «Non si tratta solo di coltivare la propria rabbia per poi riversarla nel personaggio - ha detto - Ci sono anche metodi stupidi ma efficaci come tenersi un sasso nella scarpa per ore o non andare a dormire per qualche giorno o bere sei tazze di caffè una di fila all'altra». Il risultato? Quando in scena c'è Tony Soprano è impossibile staccare gli occhi dal televisore. Dall'inizio fino all'ultima scena dell'ultima puntata, che ancora tiene banco tra i numerosi fan, anche italiani, dello show: Tony sopravvive o viene assassinato? Mistero.

I Soprano sono il big bang da cui hanno origine le altre serie «in gara» con l'industria cinematografica. Non solo Tony Soprano ha fatto la fortuna del canale via cavo specialista in materia, la HBO, ma ha dato vita al meglio della produzione seguente. Alcuni sceneggiatori de I Soprano, come Matthew Weiner e Terence Winter, hanno creato infatti Mad Men e Boardwalk Empire. In generale, prima de I Soprano, sarebbero state impensabili le fiction complesse e imbottite di star del grande schermo che oggi vanno per la maggiore. Il personaggio di Tony ha fatto scuola, lasciandoci in eredità una sfilza di «cattivi» con i quali è impossibile non simpatizzare (avete presente Dexter o Breaking Bad?). La genialità de I Soprano consiste (anche) nel mettere al centro una famiglia «normale» con i problemi che tutti conosciamo e in cui tutti ci riconosciamo. Naturalmente amplificati e visti sotto una luce diversa, poiché il padre stressato, infedele e in lotta per ottenere l'amore dei figli, qui, è anche un padrino...

Dopo il successo planetario, in Italia la serie andò in onda sui canali Mediaset, avvenne l'inevitabile: James Gandolfini e Tony Soprano divennero inscindibili e il personaggio si mangiò l'attore che lo incarnava. Si spiega così la carriera cinematografica relativamente modesta del sei volte candidato e tre volte vincitore dell'Emmy Award come miglior interprete drammatico. Lui non se ne preoccupava più di tanto: «Si tratta di aspettare, quando sarò un po' più vecchio, e un po' più distante da Tony, arriveranno altri ruoli». Di recente era apparso in film quali Cogan - Killing Them Softly di Andrew Dominik e Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow. La critica aveva molto lodato il film indipendente Welcome to the Rileys di Jake Scott (2010). Prima di morire aveva girato Animal Rescue, previsto per l'anno prossimo, insieme con Noomi Rapace.

Gandolfini era figlio di immigrati italiani, padre di Borgo Val di Taro, madre napoletana. Era nato nel New Jersey, a Westwood, e aveva conseguito una laurea in scienze della comunicazione alla Rutgers University. Quindi una trafila di lavoretti: camion delle consegne, manager nei nightclub, barista a Manhattan. Alla recitazione si avvicinò tardi, a 25 anni, e quasi per caso. Merito di un amico che lo portò a un corso di recitazione... Una storia molto americana come quella del suo alter ego Tony Soprano.