Morto Georges Prêtre, uno dei re del podio Era il direttore preferito da Maria Callas

Una vita tutta spesa per la musica. A febbraio era atteso alla Scala di Milano

di Piera Anna Franini

Il direttore d'orchestra Georges Prêtre si è spento ieri pomeriggio nella sua casa nel Sud della Francia. Aveva 92 anni, settanta dei quali spesi come musicista, alla testa delle orchestre ed istituzioni che contano. Legatissimo alla Scala, vi aveva debuttato nel 1966 dirigendo una leggendaria produzione del Faust di Gounod con Mirella Freni, Nicolai Gedda e Nicolai Ghiaurov e la regia di Jean-Louis Barrault. Era atteso il prossimo marzo per una terna di concerti, il sigillo a mezzo secolo di frequentazione culminata nella serata del 22 febbraio. Quello, di fatto, non fu un concerto, bensì un abbraccio fra spettatori e quel decano della direzione dal fascino sornione, e un fare che lo rendeva così caro agli orchestrali, oltre che al pubblico femminile. Ma pure alle colleghe, in testa Maria Callas che in quella sua chiusura tormentata di carriera e di vita limitò le frequentazioni a pochi eletti: tra essi c'era l'amico Pretre. Uomo elegante, impagabilmente francese, per il concerto di Capodanno del 2008, nella Vienna tanto frequentata, chiuse con La Marsigliese.

Del resto Pretre era l'uomo cui il compositore francese Francis Poulenc aveva affidato alcune sue prime esecuzioni. E sebbene in lui fosse chiara la congenialità per il mondo musicale austro-tedesco, era con la Francia che veniva immancabilmente identificato, anche per via dell'incarico all'Opéra di Parigi.

I familiari assicurano che si sia spento con sorriso sulle labbra. Non stentiamo a crederlo. Perché così visse quest'uomo dalla vita vibrante e lo spirito lieve. Il diploma in tromba, con menzioni speciali, gli assicurò subito la sopravvivenza negli anni difficili di una Francia in guerra e post bellica, tutta da ricostruire. Era nato il 14 agosto 1924 a Waiziers, sullo stretto di Calais, veniva dalla provincia, umili le origini. Si fece le ossa nei teatri di provincia, spesso alle prese con spettacoli d'operetta, fece di necessità virtù sebbene, per non pregiudicare eventuali carriere, scelse un nome de plume, o meglio, firmava con nome proprio e cognome di mamma (Dherain). Uomo garbato, di grande charme, ma quel naso schiacciato in quel viso tanto elegante avrebbe sempre ricordato la passione giovanile per la boxe. Dicono che ebbe una vita piuttosto avventurosa, di fatto. Un lottatore, insomma, d'energia contagiosa. Gran motivatore e trascinatore, di orchestrali e pubblico. «Non solo la Scala perde oggi uno dei Maestri che ne hanno fatto la storia ha commentato Alexander Pereira, amico del Maestro ma io ho perso un amico carissimo con cui ho condiviso 35 anni di vita artistica. La sua ineguagliata musicalità, la sua magia accendeva di entusiasmo le orchestre con cui lavorava: ogni musicista desiderava superarsi per lui».