Morto Havens chitarrista guru di Woodstock

Il fato (o meglio il maltempo e la fiumana di gente in arrivo a Woodstock) lo costrinsero a salire sul palco per primo (anche se avrebbe dovuto esibirsi per quinto). La scaletta era completamente saltata ma lui, in tunica arancio e sandali, partì con la sua chitarra acustica a martellare ritmi sclerotici, alternando uno strano miscuglio di folk, blues, country e scaldando subito il clima. Quando attaccò lo spiritual Sometimes I Feel Like a Motherless Child cantando e suonando come un forsennato e aggiungendo ipnoticamente all'antico brano l'urlo «Freedom» (libertà) il popolo del rock era ai suoi piedi.
Così tutti ricordano Richie Havens (per capire la forza di quell'esibizione basti guardare le prime immagini del film Woodstock o ascoltare l'omonimo triplo disco) scomparso a 72 anni per un infarto nella sua casa nel New Jersey. Guru della generazione hippie, cresciuto nei bar e nei locali del Greenwich Village, scoperto dal cantautore Fred Neil, fu uno degli interpreti più impegnati socialmente dagli anni '70 in poi e recentemente ha dichiarato: «Credo di non essere cambiato di una virgola dal tempo in cui suonai a Woodstock. Sono un musicista al servizio della gente». Nella sua carriera ha inciso un trentina di album, alcuni dei quali entrati nella classifica di Billboard, e accanto ai suoi brani di protesta come Handsome Johnny e Opportunity Necessary incise molte cover degli artisti più diversi, da Bob Dylan ai Beatles, portando la sua versione di Here Comes the SUn al sedicesimo posto della hit parade. Cofondatore di un museo e di una associazione ecologista, è stato in tournée fino all'anno scorso, suonando anche di recente al Blue Note di Milano, sempre seguito da un pubblico fedele. Di Woodstock ricorda: «Avrei dovuto suonare mezz'ora ma poi mi dissero “puoi fare altre quattro canzoni?”, e a forza di quattro brani alla volta andai avanti quasi tre ore».