Morto Testa il «ferroviere» della musica

Antonio LodettiSe n'è andato così, in punta di piedi, senza disturbare. Le canzoni di Gianmaria Testa invece sì che disturbavano le coscienze con il loro realismo, il loro nihilismo, il loro impudico, scomodo modo di toccare le corde più profonde del cuore e di raccontare gli «ultimi». È morto a 57 anni, colpito da un tumore che lo ha portato via in pochi mesi, ma ha continuato la sua opera di cantautore «contro» fino all'ultimo. «Per mesi non ho detto niente perché avevo paura di rompere le scatole alla gente - aveva detto a Michele Serra -; ho pudore a parlare di me. Non avevo messo in preventivo di diventare famoso». E infatti è diventato celebre, artista di culto, senza far nulla per esserlo, solo cantando, suonando la chitarra e scrivendo poesie e libri come Da questa parte del mare, in uscita il 19 aprile. Lo chiamavano «il ferroviere», perché faceva il capostazione a Cuneo - non ha mai tradito la cultura popolare del suo Piemonte - ma era più adatto ad una vita creativa ed anarchica e abbandonò presto il posto fisso. In Italia l'abbiamo conosciuto «di rimbalzo», perché è stato scoperto dai nostri cugini francesi, dopo un trionfale concerto all'Olympia nel 1996. Da noi aveva vinto il Premio Recanati per nuovi talenti, ma aveva dovuto andare oltralpe per incidere il primo album, Montgolfiér, e per collaborare con artisti come David Lewis, Glen Ferris, Rita Marcotulli, Enrico Rava. Il suo primo disco interamente prodotto in Italia è Valzer di un giorno, quello che lo fa scoprire definitivamente al pubblico italiano e che viene distribuito in tutto il mondo vendendo più di 200mila copie con le sue canzoni che non imitano nessuno ma che fanno riferimento a Fenoglio, «la sua finestra aperta sul mondo». Dal 5 maggio Paolo Rossi porterà in giro per l'Italia lo spettacolo RossinTesta, con le canzoni scritte per lui nel tempo dal cantautore scomparso.