Morto Thielemans, re dell'armonica

Ha suonato con tutti, da Louis Armstrong a Charlie Parker fino a Mina

Antonio Lodetti

«Quando morirò, spero di finire in un posto dove incontrerò tutti i miei vecchi amici». E di amici ne aveva un'infinità il mago belga dell'armonica Toots Thielemans, scomparso durante il sonno a 94 anni. Gli avevamo parlato di recente e aveva aperto uno scrigno di ricordi pazzesco, che passava da Louis Armstrong a Mina. Tutti personaggi che il re dell'armonica cromatica («quella difficile da suonare, non bisogna soffiarci dentro brutalmente come con la diatonica, è come una tavolozza da cui bisogna tirar fuori colori tenui e screziati», diceva) aveva accompagnato e con cui aveva lavorato ripetutamente. Con Armstrong suonò a lungo, anche se l'unica incisione rimasta è il jingle per la pubblicità della Chrysler Plymouth. «Bisognava essere pazzi a suonare il jazz a Bruxelles sotto l'occupazione nazista - ricordava - ma non ho potuto farne a meno dopo essere rimasto folgorato dai dischi di Louis che ascoltavo nel '42 su un gracchiante grammofono a cinghia».

Toots (a lui è intitolata una celebre armonica della Hohner) era uno degli ultimi giganti del jazz, ed era partito alla grande nell'orchestra swing di Benny Goodman, quella che scatenava scene di isterismo tra i fan che Sinatra e i Beatles se le sognavano. Anche se alcuni critici dicevano «che si prostituiva», perché non ha perso occasione di impreziosire le canzoni di Stevie Wonder («da lui ho imparato i segreti della musica moderna»), Paul Simon e Billy Joel fino ad arrivare a Mina (di cui diceva: «Non fosse stata in Italia sarebbe stata una stella del jazz internazionale») con cui incise Non gioco più, sigla finale del popolare musical televisivo Milleluci. Toots era molto legato all'Italia e ricordava memorabili concerti a tutto swing con Armando Trovajoli e le mangiate a casa del batterista Gil Cuppini. Curioso di tutti gli stili musicali ma innamorato del jazz fin nel profondo dell'animo, Thielemans ammetteva che il suo unico vero amore, la vera rivoluzione è stata il be bop. «Cercavamo il nuovo Messia e lo trovammo in Charlie Parker. Lo incontrai nel '49 al Paris jazz Festival e due anni dopo ero al suo fianco nei suoi Allstars accompagnando anche Dinah Washington. Era un angelo e un diavolo al tempo stesso, un John Wayne del sassofono che sparava solo emozioni». Nel grande giro del be bop Toots fu valorizzato anche come chitarrista, soprattutto da Dizzy Gillespie ma poi, dopo un brutto infarto, smise quasi definitivamente di esibirsi con la chitarra. Toots Thielemans era un uomo pacato e tranquillo ma rivoluzionario, un artista raffinato che ha strappato l'armonica alla sensuale brutalità del blues proiettandola con eleganza nel mondo del jazz. Era un uomo che scavava i suoni in quel piccolo spazio segreto che sta tra un sorriso e una lacrima e di vivere «in quel Nirvana dove le tinte son pastello, il blues oscilla tra il modo maggiore e quello minore, la musica è a cavallo fra Debussy e Miles Davis».