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Quel diavolo di Carlo Freccero ha un’idea, ma gli mancano i soldi. Gli piacerebbe trasformare in show tv di prima serata per Raiuno, ora che il palinsesto langue, le feste e i ricevimenti della Mostra di Venezia. I più lussuosi, quelli ribollenti di vip, star, stilisti, imbucati e «contessume» vario. Sostiene che la ricchezza, specie se fastosamente kitsch, farebbe il 20 per cento di share. Basta saperla raccontare, senza moralismo, con una punta di malizia, giocando sul fashion griffato, l’esibizionismo degli ospiti e la faccia tosta dei giornalisti. Intanto ha triplicato la proposta di RaiSat dal Lido, rinnovando la squadra, tagliando le spese e puntando su tre diversi programmi: informazioni e interviste sul canale Cinema, l’approfondimento con Ciak-Point su Extra, Questi fantasmi su Premium. Peccato che non vadano in chiaro. In compenso c’è Stracult su Raidue, una goduria, non solo per cinefili. Ma a viale Mazzini non se ne sono accorti.
CAFONERIE. Nella Mostra dominata dal lancio della Delta, bella, per carità, pure pro-Tibet grazie a Richard Gere, una certa cafoneria di nuovo stampo arriva dai modi usati dalle pierre che gestiscono il Lancia Cafè, cubo postmoderno sulla terrazza dell’Excelsior. Era un amabile posto di ritrovo, dove scambiare quattro chiacchiere tra colleghi, bere bibite fresche, fare delle interviste di gruppo. Quest’anno sembra un bunker impenetrabile, anche per chi è munito dell’ambìto pass. Una sorta di check-point Charlie. Le addette stampa non conoscono i giornalisti, trattano tutti con sgarbo e supponenza, c’è sempre qualche «evento» che impedisce l’ingresso. Alla Lancia, sponsor ufficiale della Mostra, si diano una regolata.
'68, SI STRONCA. Probabile che Sarno e Della Casa s’aspettassero la contestazione da sinistra. Infatti il Manifesto e Liberazione stroncano Venezia '68, il film che ricostruisce la «mitica» rivolta al Lido. Roberto Silvestri rimprovera di aver «preso Rondi come guida (perché non Cosulich o Morandini?)» e di puntare «su una tesi preconcetta da provare con le interviste (Chiarini aveva ragione, era moderato socialista)». Roberta Ronconi ridimensiona la polemica, però accusa: «Di quella storia lì Sarno fa un ennesimo spottino, inutile dal punto di visto informativo, velleitario e volgarmente superficiale». Brucia ancora, oh se brucia, il ’68.
BONDI APOCRIFO. Nella sua quotidiana striscia su Ciak in Mostra Stefano Disegni non guarda in faccia a nessuno. Sfotte Ghezzi e Maselli, ma non risparmia neanche «il poeta» Bondi. Di cui vengono recuperati tre brevi componimenti apocrifi, uno dei quali recita: «Il cinema è emozione /Proietta proiezionista! / Ragazzo ridiventato! Cazzarola che spavento / arisono comunista!».

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