"Nameless", la nostra elettrodance vola in Europa

Presentata ad Amsterdam l'edizione di un Festival italiano che attira star come i Chemical Brothers

nostro inviato ad Amsterdam

Proprio così, il connubio tra musica e luoghi suggestivi è una delle nuove chiavi di lettura dei grandi eventi in giro per il mondo. Antichi teatri (l'Arena di Verona). Un molo sull'Elba ad Amburgo (il Ms Dockville, meta di grandi band dell'indie rock). Addirittura il deserto (il Coachella a Indio, in California). È una tendenza che si accompagna a buone idee. Così in cinque anni il Nameless Music Festival ha portato decine di migliaia di spettatori nei trentamila metri quadrati allestiti a Barzio, un gioiellino in provincia di Lecco. Il minimo comun denominatore è la musica elettronica, che qui ha visto sfilare pesi massimi come Chemical Brothers, Afrojack, Benny Benassi, Axwell Ingrosso, Zedd, Nicky Romero, tutti impegnati con le loro console a far ballare. Insomma, ora il Nameless è diventato un crocevia così decisivo in questo settore che la prossima edizione (in programma dall'1 al 3 giugno) è stata addirittura presentata qualche giorno fa nella più grande rassegna europea tra tutte, l'Amsterdam Dance Event che ha numeri impressionanti. Quasi quattrocentomila visitatori, 2500 artisti da novanta paesi, artisti come Philip Glass o Martin Garrix, giganti agli antipodi sia anagraficamente che stilisticamente.

E attenzione: sia ad Amsterdam come al Nameless il contesto è ben lontano dal cliché cui siamo stati abituati per decenni. Per capirci, non sono rave party scatenati votati all'autodistruzione, ma autentici raduni di appassionati di musica che si ritrovano per ascoltatore i propri artisti preferiti.

«Vogliamo internazionalizzare il nostro festival - ha spiegato il fondatore e amministratore Alberto Fumagalli - per rendere Nameless il portavoce della nuova scena dance italiana nel mondo». Dopotutto, come ha confermato Alessandro Massara, ceo di Universal, «per tanto tempo siamo stati leader della dance nel mondo e ci sono i margini anche creativi per tornare a esserlo». Non a caso, tanto per fare un esempio, ad Amsterdam si sono esibiti anche Merk & Kremont, deejay e produttori di alcuni dei brani più popolari degli ultimi anni (cantati da Rovazzi, Benji e Fede, Il Pagante).

Allora, dopo l'ultima edizione, con oltre trentamila persone e molti artisti spesso in incognito per trovare ispirazione o contatti, nel 2018 il Nameless entrerà di diritto nei tour program dei grandi deejay che saranno in circolazione con i nuovi dischi o altre opere collegate alla musica. Ad esempio, ad Amsterdam c'è stata la prima mondiale del film di Avicii, nome stellare nell'ambiente, e magari iniziative del genere potrebbero entrare nella «scaletta» del festival. In ogni caso, il Nameless prova a trasformare un (bello) spaccato di provincia italiana in un punto di riferimento continentale. Una sfida che vale la pena tenere d'occhio.