"Narrativa, articoli e lettere: ecco lo Scerbanenco inedito"

La figlia del grande scrittore presenta la biografia e il romanzo mai pubblicato del padre, ma non è tutto

Il prossimo 5 luglio il festival la Milanesiana dedicherà un'intera giornata a Giorgio Scerbanenco e alla sua narrativa. La Nave di Teseo presenterà in quella data l'inedito Isola degli idealisti ma anche la biografia Giorgio Scerbanenco. Il fabbricante di storie firmata da Cecilia Scerbanenco. «Sono naturalmente felicissima dell'invito di Elisabetta Sgarbi alla Milanesiana racconta la figlia dello scrittore italo-ucraino anche perché Milano è stata la città musa di mio padre. Il 5 luglio si comincerà alle 15 allo IULM con la proiezione di due film tratti da romanzi e racconti di mio padre, La morte risale a ieri sera e Milano Calibro 9, introdotti da Alberto Pezzotta - tra lettere, sceneggiature e appunti- che mio padre ha lasciato. Poi la sera, alle 21, sempre allo IULM tanti amici si riuniranno per rendere omaggio a mio padre (Piero Colaprico, Sveva Casati Modigliani, Maurizio de Giovanni, Massimo Picozzi). La giornata si concluderà con un concerto di Morgan, che so che mio padre avrebbe adorato: l'avrebbe subito messo in un suo racconto». Cecilia Scerbanenco ci spiega anche come il padre del noir italiano abbia scoperto il proprio talento: «La carriera di mio padre inizia con articoletti su argomenti diversi: storia, filosofia, arte, attualità, e racconti brevi, in stile e aspirazioni molto letterari. Negli anni '30 è agli inizi e, come tutti gli aspiranti scrittori/giornalisti, pubblica tutto quello che può su tutte le testate che lo accettano». Dieci anni dopo possiamo già dire che era affermato: «Nel 1940 ha già una discreta fama come giornalista, al punto che può permettersi di lasciare Rizzoli per passare a Mondadori».

E dell'archivista Arthur Jelling al quale dedicò una fortunata serie di sei romanzi proprio in quegli anni cosa può raccontarcI?

«Jelling è tutt'ora un mistero, almeno per me, perché non ho accesso all'archivio che racchiude tutto il materiale rimasto e perché le fonti al riguardo sono contrastanti. È però una serie che ha incontrato diverse difficoltà, storiche - censura fascista, aggravarsi della guerra - ma anche con lo stesso editore. Di Jelling esistono anche una settima e ottava avventura, incomplete o proprio solo abbozzate, una delle quali fu probabilmente rifiutata dalla casa editrice, e forse ci sono anche delle versioni alternative dei primi romanzi. Quest'ultima cosa è insolita per Scerbanenco, che d'abitudine scriveva di getto. Per quello che sono riuscita a capire dalle lettere, parrebbe un progetto nato nel gruppo di amici e colleghi di mio padre dell'epoca, che collaboravano con lui in Mondadori».

È vero che è stata ritrovata in Svizzera una lettera che scheda tutta la produzione di suo padre di quel periodo?

«Quando arrivò in Svizzera nel settembre del '43 attraversando le montagne si dichiarò scrittore ed elencò nella richiesta d'asilo tutti i romanzi pubblicati, compresi alcuni dattiloscritti inediti lasciati a Luigi Barzini, allora uno dei capi della Mondadori e uno dei padri fondatori dell'editoria italiana. Di questi molti sono stati fagocitati dalla guerra».

Però uno lo ha ritrovato?

«Per fortuna il dattiloscritto de L'isola degli idealisti era stato conservato dalla moglie di mio padre, Teresa, e mi è stato generosamente consegnato dal mio fratellastro Alberto Scerbanenco, insieme ad altri testi, permettendone la pubblicazione».

Ma ci sono ancora molti materiali inediti di suo padre?

«Inediti credo ne siano rimasti pochi, e per lo più qualche scritto degli inizi, credo davvero solo un paio. È invece impressionante la mole di scritti usciti un'unica volta, soprattutto negli anni '30 e '40, magari sotto pseudonimo o su riviste insospettate».

Quanto è stato importante per suo padre il periodo prima del conflitto?

«Dico sempre che la guerra è per me la vera cesura, non il passaggio dal rosa al nero negli anni '60, ma è proprio la guerra, o meglio le emozioni estreme che gli esseri umani vivono in situazioni così difficili, e la libertà dai vincoli censori, ma anche stilistici, del periodo fascista a permettere a Scerbanenco di sperimentare. Di questo ho poi trovato conferma anche in alcune annotazioni private».

Suo padre aveva un rapporto speciale con Cesare Zavattini

«Su Zavattini, ho trovato molte testimonianze di stima, in lettere private e pubbliche, ma credo che i rapporti fossero per lo più professionali. Ho trovato invece prove di forti legami d'amicizia e collaborazione con Giorgio Monicelli, Federico Pedrocchi, Giana Anguissola, Luciana Peverelli e Mura e poi con Eugenio Gara e sua moglie Milli Dandolo. Zavattini ha però avuto un ruolo fondamentale nello svecchiare il mondo letterario degli anni '30 e '40, e mio padre glielo riconosce più volte».

Quanto ci ha impiegato a realizzare la biografia su suo padre?

«Moltissimo. Credo più di quindici anni! Questa avventura è iniziata assieme al bibliografo Roberto Pirani molti anni fa. Quello che è impressionante, è la mole del materiale. Mio padre scrive professionalmente- dal 1934 al '69, trentacinque anni. Di tutto questo periodo si conoscono e si studiano solo gli ultimi tre anni, dall'uscita di Venere privata in poi, con l'eccezione di Jelling, però decontestualizzandolo. È stato un tuffo in acque profonde e sconosciute dal quale non sapevo come uscire. Sono stati il mio agente, Nicolazzini e l'editore, La Nave di Teseo, a darmi l'indicazione giusta: la biografia è sostanzialmente il diario di questo viaggio alla scoperta di mio padre, dove racconto le cose bellissime che ho trovato, o che mi hanno trovata. E confesso che lo Scerbanenco che ne esce mi piace molto di più, per complessità, professionalità e umanità, di quello che credevo -credevamo- di conoscere all'inizio di questa avventura».

Programmi per il futuro?

«L'idea della Nave di Teseo è di ripubblicare, tra gli altri titoli, anche lo Scerbanenco meno frequentato: i romanzi dell'immediato dopoguerra, per esempio, o i rosa degli anni '40, che possiedono già venature noir e riescono a restituirci la Milano e la Roma di quegli anni con l'intensità di un film neorealista. E poi vorremmo ripubblicare anche nuove raccolte di lettere, tratte dalla posta con le lettrici che mio padre tenne per venticinque anni su tre riviste diverse. Insomma, è un progetto davvero corposo!».