Nei dipinti-cronache di Salvatore Fergola tutta la Napoli metropolitana dei Borboni

Giostre, eventi, sacre rappresentazioni: il volto sfarzoso dell'800 partenopeo

Francesca Amé

Nella Napoli della prima metà dell'Ottocento un avvenimento non era degno di questo nome se non veniva evocato dalla raffinata pennellata di Salvatore Fergola (1796 - 1874). Pittore di corte, potremmo definirlo un reporter per la cura fotografica dei dettagli, l'artista napoletano fu testimone e cantore di una Napoli vivace, quasi metropolitana. Erano gli anni in cui sotto il Vesuvio sorgeva una città popolosa e vivace, amata da Rossini e Leopardi: Napoli ospitava i fasti del Regno delle Due Sicilie, con i goderecci e sfarzosi tornei organizzati fuori porta, nella Reggia di Caserta, ma non indulgeva in mollezza. La città si adoperò infatti per aprirsi al mondo con il varo della prima linea ferroviaria d'Italia (la Napoli-Portici, nel 1839), il primo battello a vapore, il primo ponte sospeso in ferro (quello sul Garigliano) e poi ancora l'Osservatorio Vesuviano, l'inaugurazione dell'impianto di illuminazione a gas, il servizio del telegrafo, solo per citare alcune delle innovazioni più celebri. Gli storici ci raccontano di un regno industrializzato e fastoso, e Fergola ne fu il solerte e fedele ritrattista.

Alle Gallerie d'Italia-Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, una mostra - la prima dedicata all'artista, a lungo dimenticato - racconta «Fergola. Lo splendore di un Regno» (fino al 2 aprile, catalogo Marsilio Editori): notevole il lavoro dei curatori Fernando Mazzocca, Luisa Martorelli e Antonio Ernesto Denunzio per presentare, oltre ai sessanta dipinti dell'artista (molti dei quali restaurati per l'occasione) e provenienti da prestigiose istituzioni come la Reggia di Caserta, il Palazzo Reale di Napoli, il Museo di Capodimonte e il Museo Nazionale di San Martino di Napoli, documenti utili a ricostruire, sotto la pur controversa dinastia dei Borboni, quello che oggi appare come un periodo felice per la città. Fergola, che fu anche litografo ed editore, è stato il cronista di un'epoca: la sua fu arte di propaganda? Detto così sarebbe riduttivo. Nell'osservare il Vesuvio eruttare, nel seguire i tornei e le giostre a Caserta, gli importanti eventi pubblici a Napoli, il varo dei vascelli, le sacre rappresentazioni, l'apertura della stazione ferroviaria a Castellamare e il teatro San Carlo dopo l'incendio, per non parlare dei quadri realizzati lungo il viaggio, al seguito di Francesco I, tra Madrid e Parigi, Fergola ha l'occhio fiducioso e sereno di chi sente di vivere tra «magnifiche sorti e progressive».

«Il dipinto della nostra collezione la Tempesta nel golfo di Napoli è stata l'origine da cui partire per studiare e riscoprire il talento e l'entusiasmo del maestro nel narrare la bellezza dei luoghi e la forza della storia napoletana», spiega Michele Coppola, responsabile Attività Culturali Intesa Sanpaolo. La mostra valorizza anche nell'allestimento la versatilità di Fergola: pittore di corte considerato l'erede di Jakob-Philipp Hackert, fu paesaggista, vedutista, amante delle marine, delle innovazioni tecnologiche, dei temi biblici. Elegante, poliedrico ed entusiasta, come i partenopei veraci sanno essere.