Nel bene e nel male Artefiera vale Sanremo Ma la musica cambia

Luca Beatrice

da Bologna

Per un momento ci è sembrato di stare davanti a uno stadio di calcio per una partita di cartello. Un gruppo agguerrito di bagarini cercava di comprare biglietti perché pare ne abbiano distribuiti pochi e ci sia ampia richiesta per il weekend, che si preannuncia come al solito affollato di gente. Stranezza a parte, Artefiera di Bologna si conferma come la grande kermesse italiana, con il consueto equilibrio tra vecchio e nuovo, ovvero quel mix tra moderno e contemporaneo che rappresenta ormai da anni la sua cifra. Una fiera che non aspira a conquistare fette di mercato internazionale, ma piuttosto a consolidare quel collezionismo italiano che da tempo non ha più voglia di rischiare, preferendo investire sul consolidato, provare magari il brivido della riscoperta, pagare poco un artista destinato a crescere in breve tempo, anche se non c'è sicurezza che dagli oltre 150 stand possa nascere il nuovo Cattelan o la nuova tendenza che sbanchi.

La notizia è comunque nel cambio di direzione, affidata ad Angela Vettese, che rispetto al duo Spadoni-Verzotti ci ha messo più cura, eleganza e filologia nella selezione dei partecipanti. Ha chiesto ai galleristi di limitare gli accrochage confusi, di privilegiare le personali o i focus su pochi nomi. E l'effetto di pulizia indubbiamente si vede: premiate varietà e qualità, corretta la scelta di non ghettizzare il moderno o la fotografia in una zona ristretta, che nella scorsa ultima edizione aveva procurato diverse lamentele. Rispetto al passato recente, salutiamo con favore un certo ritorno dell'arte degli anni '80, con giganteschi quadri di grande qualità. Emilio Mazzoli espone diversi capolavori museali di Mario Schifano, Sandro Chia, Giuseppe Gallo. Altri colleghi hanno tirato fuori dai caveau pezzi davvero importanti, proposti a cifre anche rilevanti: Arte Povera sempre tanta, la pittura analitica che non accenna a passare di moda, persino l'astrazione più classica degli anni '50. Ottime le scelte di Continua, ma anche di gallerie meno conclamate eppure rigorose che fanno ricerca con spirito curatoriale, ad esempio Repetto e L'elefante. Tra le riscoperte cui prestare attenzione, da segnalare il pop fiorentino di Gianni Bertini da Eidos e Gianfranco Pardi da Cortesi.

Se la tendenza a una certa severità di giudizio sarà confermata, potrebbe significare che forse il gioco al ribasso del secondo mercato va verso la fine. L'arte italiana ha bisogno di rimettere ordine dopo un lungo periodo di confusione e questa edizione di Artefiera può rappresentare il primo passo per un auspicabile rilancio dell'intero sistema. Chi cerca le novità e la tendenza forse non ritiene Bologna la kermesse più utile. Giovani interessanti davvero pochi (Paolo Bini da Nicola Pedana, Beatrice Gallori da Rino Costa e Vecchiato), internazionali nessuno. Questa fiera, che compie 41 anni, assomiglia sempre di più al Festival di Sanremo: classica, tradizionale, a tratti noiosa, ma seria. E poi non tutte le edizioni sono uguali e questa non ci pare male. Di contorno i musei, la notte bianca di sabato, le piccole fiere collaterali come Setup, mercanti e collezionisti che affollano hotel e ristoranti. E finalmente un bel clima di cauta ma ritrovata fiducia.