Niente e così sia, il credo di Cioran il distruttore

Contro ogni religione e filosofia costituita, l'autore trova rifugio nel mondo a una dimensione del Nulla

Non essendo di maniera né di moda ma, al contrario, convinto e strutturato, il nichilismo di Emil Cioran (1911-95) alla fine non sfocia nel Nulla, ma in qualche cosa. È il destino dei negatori d'eccellenza, i quali se non altro affermano (o impongono) la loro negazione del mondo, e nel farlo non possono esimersi dall'abitarlo e dall'arredarlo a loro piacimento.

Che cosa sia questo «qualche cosa» che Cioran firma, da letterato più che da filosofo, fra il 1941 e il 1944, lo spiegano i suoi scritti che sono, a loro volta, non un addio, ma un sonoro arrivederci sì: al romeno lingua nativa, in questo caso, salutata per abbracciare il francese che lo ha (e che lui ha) adottato. Dopo il volumetto uscito nel 2016, Breviario dei vinti II. 70 frammenti inediti, l'editore Voland ora propone un rabbocco dell'amaro calice cioraniano: Breviario dei vinti (pagg. 154, euro 13, traduzione, come per il precedente, di Cristina Fantechi). Cioran il distruttore, se da un lato smantella le convinzioni comuni agli uomini di buona volontà, soprattutto le convinzioni auto-imposte, come quelle metafisiche in generale e religiose in particolare, se cioè sega le gambe al tavolo della discussione e del pensiero facendo volar via le carte di un gioco truccato in partenza, dall'altro lato (ri)scopre i simboli più potenti di un nuovo mondo a una dimensione: il sole, la notte, il mare. La luce piatta, senza spigoli, il buio compatto, inequivocabile, la distesa acquosa, uniforme come un deserto: qui si (ri)trova Cioran dopo esser stato Al culmine della disperazione e prima di stilare il Sommario di decomposizione.

Non solo. Questa nuova avventura ha anche una colonna sonora che lo accompagna per le vie di Parigi, a volte lieto a volte depresso per l'anonimato che lo accompagna come un'ombra: la musica, essenza della percezione a-dimensionale. Poi, tornato a casa a crogiolarsi nella solitudine della sua stanza, Cioran, stremato, riflette così: «Chiunque faccia il giro della storia ricade pesantemente in sé stesso. Quando lo sforzo dei suoi pensieri è al limite, l'uomo, più solo che all'inizio, sorride innocente alla virtualità». Ecco, se vogliamo il Breviario dei vinti ha la neutra e asettica consistenza di un'app che abbiamo dimenticato di scaricare.