Da Noè a Gesù: il cinema diventa messianico

Hollywood scommette sulle pellicole a sfondo religioso. Ed è battaglia di profeti

Zero diritti d'autore: la Bibbia è di dominio pubblico. E spettacolarità certa: dove lo trovi un uomo che separa le acque e un altro che si fa crocifiggere per salvare il mondo? Così è il Nuovo e il Vecchio Testamento la fonte d'un profluvio di film e miniserie tv, che accompagnano la Pasqua. Almeno sul fronte occidentale e cattolico: in Qatar, Bahrain e negli Emirati Arabi ha già fatto scalpore Noah, kolossal biblico di Darren Aronofsky, con Russell Crowe nei panni di Noè, disapprovato perché «contraddice gli insegnamenti dell'Islam». Dalle costole de La Bibbia, storia di lotta e coraggio, nasce poi Son of God, film prodotto dalla coppia Mark Burnett e Roma Downey, che ha finanziato la miniserie in onda su Retequattro. E che capitalizza il successo con un mix di scene, destinate al cinepubblico, dove Gesù è il portoghese Diogo Morgado, pronto a riportare Cristo nella cultura mainstream. Naturalmente, sono state tagliate le scene in cui Noè si ubriaca e quelle col Diavolo, troppo somigliante al Presidente Usa. Eppure, il messaggio del Vecchio Testamento parla di quanto sia brutale l'imperfezione umana. Il problema di rendere accessibile a tutti la Bibbia, se l'è posto anche Aronofsky, che ha vinto la sua battaglia con gli studios, preuccupati delle comunità evangelico-cristiane: il suo Noè è un peccatore dark, amante del vino.
Il regista non voleva un film cristiano o promuovere la fede, sebbene sia aperta la sfida con Son of God. Stando all'Hollywood Reporter, la Paramount, produttrice di Noah, s'innervosisce: ha infatti investito 100 milioni di dollari e teme un flop. Dopo la prima del kolossal a Città del Messico, pare che il pubblico nordamericano non ami il personaggio stile Signore degli Anelli, con Anthony Hopkins- Matusalemme pronto a incenerire legioni con la spada fiammeggiante e Noè incurante della morte altrui. Vedremo il 10 aprile, quando arriverà in Italia. Ma non finisce qui: su Mosè si esercita il premio Oscar Ang Lee con Gods and Kings, mentre Ridley Scott impegna l'ultimo Batman, Christian Bale, come profeta, che guida l'esodo ebraico. Brad Pitt partecipa a un film su Pilato e Will Smith lavora a un film su Caino e Abele. Il rischio delle americanate c'è, ma il messaggio di Papa Francesco è arrivato a Hollywood. Che proclama: Jesus is back.

Commenti
Ritratto di charry_red_wine

charry_red_wine

Sab, 22/03/2014 - 10:17

ci avevano già pensato i simpson in una mamorabile puntata in cui ned flanders era regista delle catastrofi bibliche, burns produceva un colossal e alla fine l'oscar quasi lo prende l'uomo talpa con "pallonata nell'inguine"

Ritratto di fritz1996

fritz1996

Sab, 22/03/2014 - 23:20

Boh... sono abbastanza vecchio da ricordarmi le scorpacciate di film biblici degli anni cinquanta- primi sessanta. Qualche titolo a caso, i primi che mi vengono in mente: I 10 comandamenti, Ben Hur, Il grande pescatore, Il re dei re... e poi quelli sempre religiosi, ma ambientati a Roma: Barabba, La tunica, Quo Vadis (uno di questi, mi pare proprio Barabba, conteneva una vera raffinatezza: Nerone veniva fatto cantare su un'aria che è uno dei pochi brani sopravvisuti della musica del mondo antico). Avoglia (come dicono a Roma) a fare remake... Unica differenza: allora i titoli li traducevano, adesso hanno deciso che è troppo faticoso e li lasciano in inglese.