Il Nobel della volgarità va al Gassmann regista

di e con Alessandro Gassmann e con Gigi Proietti, Anna Foglietta, Rocco Papaleo

Va bene che il Nobel per la Letteratura l'ha preso perfino Dario Fo, ma questo Giovanni Passamonte, impersonato da Gigi Proietti, che ha scritto solo dei romanzetti e non conosce neppure l'italiano («vicino Malmoe») supera ogni limite di decenza. Come del resto l'intero film, il terzo da regista di Alessandro Gassmann, che ha voluto riappropriarsi delle due N originarie della famiglia e dirige se stesso nel ruolo del personal trainer separando e in difficoltà economiche Oreste. Uno striminzito viaggio, come si suol dire, on the road, da Roma a Stoccolma, con un turpiloquio incessante (impossibile tenere il conto della parola dalla doppia zeta) e con un porcellonesco Rocco Papaleo, nel ruolo di Rinaldo, il fedele assistente di Proietti, rumoroso alfiere dell'amore solitario davanti alla tv. Non basta, tanto per gradire, durante il lungo percorso attraverso Austria, Germania e Danimarca sono un indisponente tormentone le soste per far pipi all'aria aperta: prima Giovanni da solo, poi lui con Oreste, quindi ai due si aggiunge Rinaldo e, per concludere in bellezza, ai tre acerrimi nemici del water, si aggiunge Marco Zitelli, ovvero Andrea, nipote del maturo protagonista, frutto di uno dei mille flirt consumati in mezza Europa. Guai però dimenticare la parità sessuale, finalmente raggiunta nei prati in fiore: così anche Anna Foglietta, la blogger Lucrezia, sorellastra di Oreste, si libera del superfluo, accovacciata tra l'erba, in compagnia di Matilde De Angelis, una giovanissima cantante, compagna di lavoro di Andrea, raccattata a Copenaghen. Ogni tanto una battuta da salvare, tipo questa: «Un occupato in più è sempre meglio di un disoccupato in meno che si improvvisa scrittore». Oppure strampalate digressioni, come la mucca comprata a un contadino sudtirolese o l'estemporaneo incontro di lotta tra Oreste e un commissario di polizia austriaco, inflessibile solo in apparenza o ancora gli incontri con spettrali ex amanti. In sala risuonano isolate risate, forse di chi vuol trovare una giustificazione all'ora e mezzo abbondante buttata via.

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Gio, 07/12/2017 - 10:58

Fosse solo la volgarità..D'altronde da un padre geniale, non sempre discendono figli che possano,perlomeno, seguirne le orme!!!

Holmert

Gio, 07/12/2017 - 12:27

Il mai dimenticato Cossiga, avrebbe detto: vuoi che io non riconosca uno dalla facia(Sic)Marì, che regista vuole fare uno con quella facia da tono. Meglio se avesse venduto le scatole di tonno Rio....

corivorivo

Gio, 07/12/2017 - 13:27

il figlio di gassmann come i figli di tognazzi interpretano il ruolo di idioti non potendo essere all'altezza dei ruoli dei loro padri

Antonio43

Gio, 07/12/2017 - 14:48

Effettivamente, già come attore suo padre si rivoltava nella tomba, come regista non si muove per la vergogna!

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elkid

Gio, 07/12/2017 - 15:38

---non ho visto il film e non posso giudicare---mi auguro che quelli che mi hanno preceduto nel commento lo abbiano fatto invece a ragion veduta---non vorrei che il giornalista critico abbia lanciato il becchime e voi povere colombelle siete accorsi ignari al richiamo----

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Gio, 07/12/2017 - 17:31

Mi vengono i brividi ! E chi lo avrebbe finanziato ?