Nuovo cinema italiano tra violenza e parolacce

"La terra dell'abbastanza": il nuovo film dei fratelli D'Innocenzo

La consonante più ricorrente nel film dei fratelli D'Innocenzo è la Z. Sia per l'implacabile inflessione degli interpreti, sia per il continuo ricorso al turpiloquio. Già dalla primissima scena dove i due giovanissimi, e bravi, protagonisti parlottano tra loro mangiando un panino.

Come dire: romanesco a bocca piena, una lingua che risulterebbe incomprensibile anche ad Alberto Sordi. Comunque Mirko (Matteo Olivetti), alla guida, e Manolo (Andrea Carpenzano), studenti all'alberghiero con il miraggio di diventare cuochi, all'alba investono con l'auto un passante e fuggono. Nessuno ci ha visti, riferiscono al padre di Manolo (Max Tortora), da cui si rifugiano. L'indomani l'uomo, professione nullafacente, giocando alle slot del bar, orecchia che la vittima era un infame braccato dalla sua ex gang. «Abbiamo svoltato con questo colpo di culo», sibila ai ragazzi. Non resta che spargere la voce che l'avete fatto apposta, così la banda vi ingaggerà per pura gratitudine.

Al repentino ingaggio segue la prima missione: un povero negoziante marocchino è fatto secco con una pistolettata. Segue cinica riflessione, vagamente razzista. «Tutti i marocchini se l'aspettano di essere ammazzati e a nessuno frega se gli sparano». Il boss Angelo (Luca Zingaretti) non si accontenta e pretende che i due pischelli diano altre prove di fedeltà.

Di più non si può rivelare, ma lo spettatore, specie se fuorviato dall'ermetico titolo, va messo in guardia. Soprattutto per il linguaggio fastidiosamente spregiudicato. «Frocio negro» è una delle espressioni più ricorrenti. Il culmine però lo toccano i raccapriccianti dialoghi tra Mirko e la madre (Milena Mancini), uno scambio di insulti da far arrossire due marinai ubriachi. La violenza c'è, eccome, ma, per fortuna, non va oltre i limiti del già abbondantemente visto.

E poi quei due genitori, il peggio della categoria: un padre che spinge il figlio tra le braccia della mala e una madre rassegnata che non fa nulla per salvare il suo ragazzo. Intendiamoci, non è un brutto film, anzi ha un'indubbia tensione, ma va preso con le pinze per evitare sgradevoli sorprese. Viva il nuovo cinema italiano.

Commenti
Ritratto di Giano

Giano

Gio, 07/06/2018 - 10:39

Ma non fate prima a dire che è una porcata? Questo è il "Nuovo cinema paradiso" dell'Italia; turpiloquio, scurrilità, scatologia diffusa, battute da caserma, dialoghi da lavandaie e comari in cortile, degrado, improvvisazione, dilettantismo, volgarità, violenza, sesso e attori raccolti per caso nelle periferie o al mercato del pesce. In fondo, però, il cinema non è molto diverso dagli altri settori: cultura, politica, letteratura, spettacolo, informazione. Salvo piccole variazioni sono tutti sullo stesso tono, a livello di cloaca.

sparviero51

Gio, 07/06/2018 - 11:15

IL TURPILOQUIO È SEMPRE ESISTITO MA ,FIN DALL'ANTICHITÀ, NON ERA PORTATO IN SCENA CON LA DISINVOLTURA DEI NUOVI ASPIRANTI NEOREALISTI (sic) . QUESTI POVERETTI, IN MACANZA DI NUOVI SPUNTI E IDEE, SVUOTANO I LORO ORINALI SULLA TESTA DEGLI SPETTATORI NEL DISPERATO TENTATIVO DI CATTURARNE UNO STRACCIO DI ATTENZIONE E BENEVOLENZA !!!