Terrore nello spazio In Star Trek rivive l'11 settembre

Il nuovo sequel firmato Abrams è emozionante ed epico

Si può fare un blockbuster con l'anima? Sì, se lo affidate alla persona giusta. Uno come J.J. Abrams, per capirsi, capace di sfidare il mito confezionando, con Star Trek - Into Darkness (da domani in sala), un titolo che piacesse sia ai fan della saga spaziale, sia a chi non digerisca la fantascienza. Lo ha fatto usando le armi che gli sono più congeniali e, in particolare, puntando sulle scene d'azione davvero impressionanti e che fanno ben sperare anche per il nuovo Star Wars. Rispetto al precedente reboot del 2009, fin troppo quadrato e col freno a mano tirato, qui siamo di fronte a un bel giocattolo sci-fi che gioca sull'esplosività visiva, sul ritmo frenetico e sulla bravura del cast. Talmente belli da far pensare a una sorta di Beautiful futuristico anche se i temi trattati sono tutt'altro che banali.

A partire dal concetto di famiglia allargata che è ben evidente nella fattura dell'intera trama. I componenti dell'Enterprise sono pronti a donare la propria vita per gli altri membri o a infrangere le rigide regole di comportamento. Come Kirk (Chris Pine) che, all'inizio, in missione sul pianeta Niribu, finisce per violare la prima direttiva (mai interferire con le culture aliene) pur di salvare la vita al giovane Spock (Zachary Quinto). Il che, come conseguenza, comporterà la sua destituzione dal comando per insubordinazione. Durerà poco la punizione perché la minaccia del villain superuomo John Harrison, alias Khan, terrorista intergalattico che prende di mira anche la Terra con attentati che fanno venire alla mente l'11 settembre, rispedirà nello spazio l'equipaggio al suo completo. Un cattivo da antologia, cui dà volto lo strepitoso Benedict Cumberbatch (assolutamente da vedere nella versione originale) che sovrasta il resto del pur convincente cast, per presenza scenica e bravura. E' il suo irrompere in campo che fa cambiar marcia al film, cuore di tenebra sui cui Abrams fa convergere molte riflessioni. La morale, ad esempio, può avere dei limiti?

Ovviamente, molte delle fortune della pellicola dipendono dai duetti tra Kirk e Spock, decisamente riusciti per ritmo, battute fulminanti, situazioni grottesche e, nel contempo, uso sapiente della drammaturgia. Il turbolento e istintivo Kirk che matura con il passare dei minuti, scontrandosi ripetutamente con il vulcaniano dal cuore (apparentemente) di ghiaccio, è il fil rouge che lega tutta la storia. Un'amicizia, tra i due, che cresce nonostante la diversità di cultura e emotività e che, verso il finale, sconfina anche nell'ambiguità. Anche se a ben vedere la vera protagonista è l'Enterprise, che torna a solcare la galassia, arca di alleanza tra i popoli, non a caso scambiata, a inizio film, come una divinità.

Non fatevi trarre in inganno dal titolo. Di oscurità alla Nolan, per intendersi, non ne troverete. Buio e decadenza qui non trovano ospitalità, sopraffatte da emozione e epicità. La pellicola dura più di due ore ma non guarderete mai l'orologio. Fatto ancor più sorprendente, il 3D non riesce a rovinare la resa. La seconda parte, in particolare, è davvero travolgente come action, con una scazzottata volante tra Spock e Khan che vale da sola il prezzo del biglietto e che sembra presa da Lucas, facendoci pregustare quel che sarà con la risurrezione di un'altra saga stellare, grazie al futuro settimo capitolo di Star Wars. Il tutto servito con un montaggio fluido, una colonna sonora che non «stona» mai e tante citazioni che i fan non faticheranno a riconoscere. Un'operazione rischiosa per tutto quello che comporta la rivisitazione di un mito ma una scommessa ampiamente vinta. Quella di Into Darkness, blockbuster con un'anima, non è stata di certo l'ultima frontiera.