Un "Ocean" di fascino femminile

Bullock, Blanchett, Hathaway & Co. proseguono la celebre saga

Cinzia Romani

Se le donne vanno al cinema, il cinema va alle donne. Così è tendenza al rosa totale con Ocean's Eight, seguito del fortunato franchise Ocean's Eleven (2001), girato da Steven Soderbergh con star del calibro di George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e Andy Garcia, che avevano un'unica mattatrice al loro fianco, Julia Roberts, all'epoca incinta tra Roma e Las Vegas. E già quello era il remake d'una pellicola datata 1960, Colpo grosso, con Frank Sinatra e Dean Martin a fare le splendide canaglie. Ma adesso, dopo l'esito positivo della versione femminile di Ghostbusters, la Warner Bros ci riprova e manda in pista Sandra Bullock, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Mindy Kaling, la rapper Awkwafina, Anne Hathaway, la popstar Rihanna e quasi sicuramente Elizabeth Banks, a formare una bella squadra di esperte truffatrici, dirette da Gary Ross, firmatario del blockbuster The Hunger Games. D'altronde, la serie di Ocean's ha rastrellato un miliardo di dollari al box office mondiale e, come si diceva lì, «il banco vince sempre, ma se giochi a lungo e non cambi mai la posta, il banco ti frega».

Non si tratta di nomi da poco, per il banco al femminile: la tosta trentanovenne Sandra Bullock, che al suo attivo ha ruoli da dura spiritosa ed è riemersa con Gravity, si calerà nella parte della sorella di Danny Ocean, ai tempi il gorgeous George che ora coltiva ambizioni politiche. Il braccio destro di lei (destro nei furti) sarà l'australiana Cate Blanchett, saggia quanto basta per assemblare un'équipe di ladre con una missione impossibile: rubare una collana d'inestimabile valore durante il Met Ball. A produrre il curioso spin off penserà Soderbergh, appoggiato da Village Roadshow Picture e da Warner Bros, mentre la scrittura del film è affidata allo stesso Ross e a Olivia Milch. L'apertura del set, a New York, è prevista per ottobre.

È questa, allora, la risposta degli studi hollywoodiani alle recenti proteste, levatesi durante gli Oscar, riguardo l'insopportabile supremazia dei maschi bianchi nel mondo dorato del cinema alto? Certo è che l'ingresso di Rihanna nel cast alza la posta: la popstar è sempre più lanciata come attrice (aspettiamola in Valerian and the City of a Thousand Planets di Luc Besson), sebbene basterebbero le vincitrici di Oscar Bullock, Blanchett e Hathaway a mantenere alto il profilo di quella che potrebbe rivelarsi una passerella di bellezze e basta. D'altronde, nel mondo della mafia abbondano le figure femminili; in politica non si contano le signore importanti e un po' ovunque il potere rosa avanza. Finiti i tempi del Rat Pack formato da Dean Martin, Sammy Davis Junior, Peter Lawford e Joey Bishop, che al massimo si facevano decorare i bicipiti da Angie Dickinson, otto chilometri di gambe e una storia con Henry Kissinger.