Oggi il segreto di Stato aiuta chi giustificò la lotta armata

Bisogna rendere pubbliche le carte su quella stagione Donno: "Fu concorso esterno in associazione terroristica"

Alessandro Gnocchi, su questo giornale, ieri ha rivolto un appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e al Ministro degli Esteri, Enzo Moavero, affinché vogliano desecretare i materiali d'archivio ancora «sotto chiave» e permettere una più approfondita conoscenza di tanti ancora irrisolti «misteri d'Italia».

Aggiungo, come ex Consulente storico delle Commissioni parlamentari d'Inchiesta sul terrorismo e le stragi e di quella sul dossier Mitrokhin, che questo appello fa seguito a ripetuti appelli fatti da una parte dell'intelligenza italiana (i professori Craveri e Perfetti, fra gli altri) sin dal 2001 affinché le relazione dei Consulenti e soprattutto gli annessi documenti possano vedere la luce.

E dopo anni di battage politico-propagandistico da parte degli intellettuali e della stampa soprattutto di sinistra, a che fossero desecretati i documenti sugli avvenimenti di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica, stazione di Bologna, eccetera, il bravo Presidente Matteo Renzi ordinò la desecretazione di quella documentazione, «dimenticando» (guarda il caso!) i documenti della Commissione Mitrokhin. Ricordo che la Commissione Mitrokhin fu istituita, anche su forte sollecitazione di Massimo D'Alema, per appurare quanto ci fosse di vero (e di penalmente perseguibile) nella varia documentazione che la spia sovietica Vasilij Mitrokhin, aveva nascostamente raccolto, fuggendo poi in Inghilterra con decine di trascrizioni del materiale del Kgb. L'indagine giudiziaria in Italia portò all'archiviazione di alcuni procedimenti aperti su «collaborazionisti» italiani, là dove quella della magistratura inglese, su analoghi documenti, portò a condanne anche a dieci anni di carcere. Ma ciò che sorprese gli intelletti liberi del Belpaese fu che gravi notizie, contenute in quei documenti, riguardanti l'organizzazione da parte della Residentura del Kgb in Roma di luoghi in Italia di sbarco od aviolancio di truppe sovietiche, addestrate all'invasione dell'Italia sino al Po, non fossero degni di approfondimento giudiziario! La loro archiviazione fu motivata dal fatto che la Russia non aveva dato risposta alle rogatorie internazionali dell'Italia... E comunque la favoletta diffusa per due decenni da stampa, intellettuali e politici della sinistra comunista (e cioè che il via-vai di militanti comunisti italiani dai campi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio e alla intercettazione, nell'Est fosse servita alla preparazione di vigilantes e body-guard delle sedi e dei dirigenti del Pci dalle minacce golpiste ritornanti - e quindi avvenisse per difendere la democrazia e la Costituzione!-) questa favoletta si scioglieva nel mare di documenti - come Gnocchi ha ricordato - giunti dagli Usa (Sechi) dall'Urss-Russia (Zaslavky-Aga Rossi) dall'Italia (Donno). In realtà, come emerse dalle memorie di Taviani, la programmata invasione dell'Italia del Nord (e dell'Europa occidentale), partendo dalla Polonia e attraversando l'Austria sino a Brescia, Bologna, Venezia, si sarebbe servita anche di «quinte colonne» di militanti comunisti italiani, addestrati appunto nei campi dell'Est e dislocati nei «punti sensibili» del Nord Italia (porti, aeroporti, oleodotti, centrali elettriche, caserme e basi Nato, ecc.). Dopo la pubblicazione, ad opera di studiosi polacchi degli originali dei Piani di invasione del Patto di Varsavia, Lorsignori hanno taciuto per oltre dieci anni, e il caso Battisti ha riacceso le polemiche, che ora qui ci interessano.

Nel mito della rivoluzione comunista crebbero alcuni futuri brigatisti rossi e affini; cosa talmente acclarata che sorprende come sia stata dimenticata (rimossa?) da Lorsignori della stampa e dell'intellettualità della sinistra italica, che oggi affermano che i «conti con la storia» sono stati in tutto pagati!

E gli oltre quaranta terroristi condannati e latitanti in piena libertà da decenni, non appartengono forse in gran parte all'«album di famiglia» del comunismo italiano (Rossanda)?

Ma di costoro, e delle loro odierne, permanenti filiazioni politico-ideologiche dalla sinistra di tradizione comunista, non vogliamo qui parlare. Esse sono negate, negate, negate dalle anime belle del Pci e derivati, ma sono presenti in decine di documenti. Conte, Salvini, Moavero vorranno desecretare?

Dico solo questo: si può essere ex terroristi, essersi «rifatta una vita» (con tanti aiuti di cui adesso parleremo), ma non si potrà mai divenire ex assassini! Il senso morale profondo del cittadino è sempre sdegnato da indulgenze, scappatoie, coperture latenti (e spesso esplicite), giustificazioni, perdonismi, per chi ha spezzato delle vite.

Venuto a Lecce per una conferenza, due anni fa circa, l'onorevole Violante ebbe da me questa domanda, che ho più volte avanzato in diversi consessi, anche pubblici ed istituzionali, senza avere risposta: perché si è tanto diffusamente utilizzato la fattispecie di reato di concorso esterno in associazione mafiosa (inesistente nel Codice penale) e mai si è contemplato e sanzionato il «concorso esterno in associazione terroristica»? L'on. Violante disse solo che ne aveva parlato suo tempo con il magistrato Caselli. Non aggiunse altro davanti ad un'attenta platea. Ed infatti dalla consultazione dell'Archivio giudiziario del terrorismo son venute fuori due sole imputazioni per questo reato: nei confronti di militanti islamici nel caso di Abu Omar (2005 e post)!

Ora il caso Battisti, riapre perfettamente i conti truccati della sinistra italiana di tradizione comunista. Perché truccati? Perché una pletora di militanti, simpatizzanti, giornalisti, uomini politici, sindacalisti della sinistra italiota hanno nel tempo aiutato, sostenuto, nascosto, terroristi e complici ricercati ed in fuga. Tutto normale questo aiuto? Non è, questo, forse concorso esterno? Le fonti del terrorismo si inaridiscono non con il gozzinismo e il perdonismo catto-comunista, ma applicando la legge dello Stato laico. E la legge dice che chiunque abbia rapporti con un delinquente (terrorista in primis) è sotto osservazione. Facciamo un esempio, per non rimanere a galleggiare nell'ideologia colpevolista o nel suo analogo-contrario perdonista. Se il professor Franco Piperno, noto amico e frequentatore di terroristi, dichiara di averli incontrati due mesi dopo l'omicidio di Moro in una casa altolocata di Piazza Cavour in Roma, per capire il senso dell'omicidio e per parlare «del futuro», e dei vari partecipanti non vuol dire i nomi («Non li ricordo e se li ricordassi non li direi, perché mi lega un senso della lealtà e dell'onore, che è superiore a qualsiasi legge») è tutto normale? Nessun risvolto giudiziario? Ho solo fatto un esempio, fra i tanti... Se verso gli amici e i simpatizzanti operativi dei signori del terrore si fosse «applicato» il «concorso esterno in associazione terroristica», non si sarebbe forse saputo di più o sventati altri lutti?

Alcuni giuristi hanno osservato che il reato di banda armata sia ormai caduto in prescrizione, e quindi voltiamo pagina, anche sugli amici e i fiancheggiatori dei terroristi... e del povero Battisti!

Ma non è così e il professor Piperno ha dimostrato di essere giuridicamente molto consapevole, quando ha affermato che non direbbe mai nomi di amici e sodali, perché «dopo tanti anni è possibile che un magistrato emetta un avviso di garanzia per banda armata». Infatti Piperno sa bene che questo reato, caduto in prescrizione, nel momento in cui un magistrato giunga a «configurare in esso più grave reato» (in questo caso attentato alla personalità dello Stato), quest'ultimo reato è imprescrittibile e sanzionato con l'ergastolo. E i terroristi non proclamavano forse «l'attacco al cuore dello Stato», anche nell'omicidio Moro? E i loro amici e fiancheggiatori e intermediari erano solo Apostoli dell'Esercito della Salvezza? Il politico pugliese è stato ucciso non perché esponente della Dc, ma in quanto esponente dello Stato Imperialista e delle Multinazionali: SIM. Concludo dicendo che queste ultime considerazioni non partono da me, ma da un già Presidente della Corte Costituzionale...

Commenti

lorenzovan

Lun, 08/04/2019 - 15:33

no ..il segreto di stato aiuta chi veramente c'era dietro alle BR e ne influenzava e indirizzava gli atti...ed era oltreoceamno..per intenderci