Oltre i confini del mondo con un «atlante aereo»

Nelle immagini di Procacci il panorama si fa paesaggio

Angelo CrespiLuca Beatrice che ne cura la mostra alla Permanente di Milano (fino al 18 febbraio) definisce il lavoro di Matteo Procaccioli «un atlante aereo». Gillo Dorfles spiega che il merito del giovane fotografo jesino sia «di saper ritrarre la realtà nel modo più coerente e figurativamente responsabile, ma allo stesso tempo trasformare queste realtà esistenziali in un tipo di esperienza inventiva e fantastica, lontana da quella che è la semplice raffigurazione fotografica». Vittorio Sgarbi sottolinea come le sue immagini perlustrino «spazi aridi e impraticabili, rendendoli accostabili solo alle vedute a cavaliere consentite da una distanza che ritaglia porzioni di un mondo più inconoscibile che sconosciuto». Microcities, venti vedute dall'alto di luoghi per certi versi familiari e per altri assolutamente esotici (dalla pianura Padana al Cairo, dalle campagne francesi a Casablanca, dalle regioni desertiche di Iran e Iraq ai campi da golf del centro Italia, da Napoli a Miami, passando per Roma, Hong Kong e la periferia di Madrid), ma che acquistano in questi inediti scorci, filtrati dall'aria, la rara potenza evocativa di quando il panorama si fa paesaggio, perfetta coesistenza tra natura e artefatto umano.