Le ombre di Montanari nascoste dietro il noir

In una Milano capitale dell'Italia plastificata, una tragedia recitata da commedia

Gian Paolo Serino

La bellezza dei romanzi di Raul Montanari è che tutti appaiono come il migliore. Anche questo Sempre più vicino (Baldini & Castoldi, pagg. 310, euro 16), non fa eccezione. Montanari autore di una ventina di libri e anche traduttore di classici come Sofocle o Seneca e di scrittori americani come Edgar Allan Poe, Philip Roth, Cormac McCarthy - in questa nuova prova dimostra lo scarto, appunto, tra semplice narrativa di intrattenimento e letteratura. Non a caso, da anni, non si considera più uno scrittore di libri noir, ma portavoce di un «postnoir» più interessato alle atmosfere che ai delitti.

In Sempre più vicino la formazione classica di Montanari, che ha sempre caratterizzato i suoi libri almeno come struttura, raggiunge la perfezione: da una parte sembra farsi gioco dei tanti ispettori che invadono le librerie cercando nel lettore l'unico colpevole (tanto che si permette, con intelligenza creativa, di riesumare la parola «detective» per uno dei suoi protagonisti), dall'altra la contrapposizione è riportata a eros e thanatos, tra amore e morte nella più desueta declinazione. Siamo in una Milano che rappresenta la plastificazione di un'Italia dove la finzione pare aver sostituito il reale: niente simulacri alla Baudrillard o «società liquida» alla Bauman, ma più protagonisti che, spesso, ci appaiono come le ombre nella caverna di Platone. In un romanzo dal ritmo serrato, dalla scrittura moderna (senza cadere nell'ipermodernismo), quella che si legge tra le pagine, come nella vita, è una tragedia recitata da commedia. Montanari ci racconta di una «generazione massacrata», di «morti in libera uscita», ma ancora capaci di vivere per essere liberi, non cedere a un sistema che ha inghiottito tutto perché in fondo sta a noi comprendere che «agli altri puoi perdonare tutto, tranne di fare i tuoi stessi errori». Non è facile, in tempi in cui anche i rapporti - tra amanti, fidanzati, padri e figli - si muovono in una sorta di palude esistenziale nascosta dal «moderatamente bene». Ed è proprio questo «moderatamente bene», sembra suggerirci l'autore, a portare al nostro lento declino o alla nostra rovina. Insuperabili le molte pagine in cui l'erotismo diventa da incorniciare: mai volgare, Montanari insegue una tensione che porta a confessare anche le pulsioni sessuali più recondite, ma con una grazia e con una innocenza che in Italia non hanno pari. Come le pagine - che sono il tema portante del romanzo - sul rapporto padri-figli. Padri spesso assenti, pur nella loro cinica e burbera presenza, incapaci di colmare un bisogno di affetto che, spesso, oltre ai gesti e alle azioni, qualche volta, vorrebbe anche la dolcezza delle parole.

Sempre più vicino è un romanzo che rimane, che ti schiaffeggia ma ti parla, che ti carezza ma che ti urla con le fauci aperte quello che troppo spesso ci dimentichiamo. Che il mondo può anche massacrarci, ma sta a noi rimanere umani. Ed è questo il nostro unico compito in un mondo alienato. Non è facile, ma si può. Montanari ci è riuscito.

Twitter @Gian PaoloSerino