Ora alla Casa Bianca arriva una donna E combatte gli alieni

Nell'anno di Hillary Clinton, in preparazione due film sulle figure di «presidentesse» forti e anche cattivissime

Cinzia RomaniCiao, maschio! Alla Casa Bianca è l'ora della Presidentessa, dopo 150 signori soli al comando dallo Studio Ovale. La cui simbolica sacralità ha violato l'ex-presidente Bill Clinton, che permise alla stagista Lewinski di abbassare, oltre alla cerniera lampo dei suoi pantaloni, anche il livello d'un luogo dagli americani ritenuto venerabile.

Né è un caso che Hillary Rodham Clinton, all'epoca del sex-gate (1998) schierata dalla parte del fedifrago marito Bill, ora riscuota consensi nell'elettorato Usa. E se nella corsa delle presidenziali è testa a testa tra lei e il miliardario Donald Trump i due hanno vinto, in parallelo, le primarie del 15 il cinema si porta avanti. E configura, in due film che usciranno quest'estate nelle sale Usa e in quelle italiane, uno scenario di super-lady nelle stanze dei bottoni. Verosimile: se, fatte le debite proporzioni, invece di guardare a Washington, si guarda a Roma, si assiste a un duello al femminile tra Giorgia Meloni e Virginia Raggi, in corsa per il Campidoglio.A Hollywood la settima arte serve la politica come un prete all'altare e la 20th Century Fox scomoda lo scrittore, regista e produttore tedesco Roland Emmerich, grande nei momenti apocalittici (L'alba del giorno dopo o Independence Day), per siglare un patto tra la futura ed eventuale presidentessa e la nazione. Con la scusa della fantascienza Emmerich lanciò un messaggio politico con L'alba del giorno dopo, distribuito dalla Fox cinque mesi prima delle presidenziali 2004. Stavolta tocca a Independence Day: Rigenerazione (dal 23 giugno in Italia, dal 24 negli Usa) tirare la volata a Hillary.

Vent'anni dopo il primo capitolo (187 milioni di dollari al box-office globale), arriva il sequel con la Presidentessa Lanford a combattere gli alieni, più agguerriti di prima. Il supremo comando militare delle forze armate statunitensi è in mano a un Comandante in capo che ha il viso di Sela Ward, 59enne il cui nome, in ebraico, significa «roccia». «È stato affascinante interpretare la prima donna Presidente degli Stati Uniti: è forte, incisiva e non ha paura di fare la figlia di puttana», dichiara a People l'interprete, che per entrare nel ruolo, ha comprato a Bel Air una villa con enorme piscina, anfiteatro e sale cinematografiche.Tra le più belle attrici over 50, la Ward torna a lavorare con Emmerich, col quale girò L'alba del giorno dopo, in un ruolo che conquisterà il pubblico femminile, pronto a identificarsi, ma anche quello maschile, disposto all'onore delle armi. «Nel mio film gli umani sanno che gli alieni torneranno. Il mondo è cambiato e gli umani hanno appreso la tecnologia aliena», spiega Emmerich: parla del film, ma pure della società occidentale.

Certo, Sela Ward come presidentessa sarà più convincente di Polly Bergen nel film Ho sposato 40 milioni di donne (1964), dove la first lady risultava una scioccherella da commedia, preoccupata di non trascurare il marito; meno oca di Loretta Swit che fa la Presidentessa Adams nella sitcom Whoops Apocalypse! (1982) e più seria di Christina Applegate in Mafia! (1998), starring la Presidentessa Diana Steen in una parodia de Il padrino.Sul fronte della fantascienza venata di horror, la Universal schiera La notte del giudizio-Election Year di James DeMonaco (esce il 4 luglio negli States, il 14 dello stesso mese da noi), terzo capitolo della serie iniziata con La notte del giudizio. Qui emerge la mentalità individualistica che mina la società americana, con la messa in scena della Notte dello Sfogo, quando «al suono delle sirene ogni crimine, incluso l'omicidio, sarà legale».

Elizabeth Mitchell, 45 anni, incarna la senatrice Charlene Roan, occhiali e aria decisa, favorita alle presidenziali anche perché vuole eliminare la Notte dello Sfogo. E chi, nel film, proclama «benedetta sia l'America per lasciarci sfogare e purificare perché l'America deve restare grande», richiama Trump. Tuttavia Charlene, tradita da un membro del governo, se la vedrà con gli zombies assassini della Purge Night e tirerà fuori la freddezza che nella serie tv House of Cards sfoggia Robin Wright come Claire Underwood, eminenza grigia che alla Casa Bianca governa dietro le quinte. E che, nell'ultima serie, vuole avere sempre più spazio in prima persona. Un'altra pronta per «la telefonata alle 3 di notte», come Hillary ha detto in Texas, parlando della sua disponibilità.