L'acuto polemico di Bocelli: "Punito chi fa beneficenza"

Il cantante, diretto da Zubin Mehta, si esibisce davanti a Clooney e altri vip sfidandoli ad aprire il portafogli

Quando arriva sul piccolo palco, smoking bianco e volto teso, si capisce subito che per Bocelli il Salone dei Cinquecento è come il Metropolitan o il Covent Garden. Una sfida con i fiocchi. Di fianco c'è Zubin Mehta, dietro i maestri del Maggio Musicale, davanti la prospettiva di raccogliere fondi per il Muhammad Ali Parkinson Centre.

È la Celebrity Fight Night, l'asta gioiosa e preziosa di oggetti unici (tipo una scultura in bronzo di Mimmo Paladino o una borsa di Scervino, che ha firmato anche l'allestimento del Salone) e di occasioni uniche (ad esempio una cena con Robert De Niro e Billy Cristal) che la sempre più attiva Fondazione Bocelli ha portato per la prima volta in Italia. Perciò appoggia la voce sul cuore e canta un'aria dietro l'altra da Donna non vidi mai da Manon Lescaut e Oh mio babbino caro dal Gianni Schicchi fino a un superbo E lucevan le stelle con un Vincerò! tra i suoi più armoniosi e potenti. Applausi, ovvio, dai trentatre tavoli dispersi in un Salone voluto cinquecento anni fa dal Savonarola e per un sera diventato quasi americano anche perché Michelle Hunziker (che annunciato un'altra maternità) presenta in inglese e proprio in inglese George Clooney (che al tavolo tubava senza sosta con la sua Amal Alamuddin) ha detto le frasi subito rimbalzate ovunque: «Ti amo da morire e non vedo l'ora di diventare tuo marito, vivo in Italia, ho la cittadinanza italiana e in un paio di settimane mi sposerò a Venezia». Forse il 26 settembre. O forse semplice depistaggio anti paparazzo, chissà. Poco prima, sorridendo beato, aveva pure fatto la battuta («Bella questa sala, sembra che l'abbiano costruita apposta per noi») e poi era stato superlativo su Bocelli: «Volevo dirvi che lui ci vede, può vedere le tragedie, i terremoti, le malattie, e combatterle con la sua Fondazione per alleviarle». E in effetti un gala così è il risultato di uno sforzo organizzativo che soltanto se ci credi hai voglia di affrontare.

Perciò è naturale che a lui, che oggi è già a Tashkhent in Uzbekistan e poi canterà in Australia e Nuova Zelanda, venga proprio dalla pancia una accusa che fa riflettere: «Questo tipo di iniziative sono uno stimolo perché altri possano mettersi in gioco per raccogliere denari preziosi. Ma ora mi vien quasi da dire che non so se lo rifarò, è stato uno sforzo immane anche per mia moglie Veronica. E poi è uno scandalo che in Italia per organizzare questi eventi di beneficenza si possa scaricare fiscalmente molto meno di quanto è possibile fare donando soldi a partiti politici». Proprio così, a differenza ad esempio degli Stati Uniti, in Italia raccogliere denari per combattere una malattia concede meno benefici fiscali del finanziamento a un partito che poi magari diventa una “malattia” politica. «E poi c'è la burocrazia che mette a rischio ogni sforzo». Punto.

Parole che rimbalzano sul soffitto a cassettoni dipinto dalla scuola del Vasari e poi precipitano come sassi. E allora prende una luce diversa anche tutta la gigantesca macchina organizzativa che per una sera ha aperto Palazzo Vecchio a un evento che negli Stati Uniti è ormai abituale grazie a quella forza della natura di Muhammad Ali: «C'era un aereo pronto per lui ma non ha potuto partire. Non sta bene, è troppo disidratato per poter volare». Hanno applaudito per lui (e ovviamente fatto donazioni per il Parkinson) anche quel colorato plotone di americani che ha applaudito Bocelli come fosse un miraggio (su tutti David Foster e un Lionel Ritchie pronto a pubblicare un disco nuovo). E le very important person di casa nostra come Renzo Rosso, Agnese Renzi, il sindaco di Firenze Nardella, Nicoletta Mantovani, Bibi Ballandi, Laura Pausini e Belén Rodriguez con i mariti. L'unico distratto forse era Clooney ma non c'è neppure da chiedersi perché.

Alla fine, dati alla mano, è stato raccolto quasi un milione di dollari e il rimbalzo di popolarità per la guerra al Parkinson sarà senza dubbio enorme, mica soltanto in Italia. Ma come sempre ci capita, anche gli eventi al netto della demagogia o del populismo come questi, hanno la solita zavorra che li rende difficilmente replicabili. È uno scandalo, appunto, come dice Bocelli che sa usare la propria voce come un acuto tagliente. Ma è anche probabile che, come le ultime note di O soave fanciulla della Bohème qui nel Salone dei Cinquecento, svaniscano senza essere raccolte da chi tuttora tollera che la politica renda più della beneficenza.