Ora Servillo si "lascia andare"

L'attore si dà alla commedia, fra gag e ironia alla Allen

Quando Toni Servillo entra nel milanese cinema Anteo per presentare il suo esordio alla commedia nel film Lasciati andare (da domani in 250 sale) è chiaro che la pancia da psicanalista goloso e sedentario sfoggiata nella storia scritta e diretta da Francesco Amato si è persa per strada. L'attore napoletano appare in ottima forma, e certo si nota più l'ampiezza del suo sorriso, da gentiluomo d'altri tempi, che quella del girovita. «Era una pancia finta spiega subito lui Anzi erano due, perché ho dovuto simulare il fatto che progressivamente entrassi in forma». A dargli la forma è una bella personal trainer spagnola di nome Claudia (Verónica Echegui), dalla vita incasinata eppure capace di convincere il disincantato e impettito psicanalista Elia Venezia, caustico intellettuale ebreo, a «lasciarsi andare».

Dal rapporto ne guadagneranno entrambi, in una strana alleanza (o sfida) tra le ragioni del corpo e quelle della psiche: lei perderà una certa superficialità, lui quell'egoismo che gli impediva di riconquistare l'ancora amata ex moglie Giovanna (Carla Signoris). A divertire, di questa commedia ambientata per lo più nel ghetto ebraico di Roma, sono le situazioni in bilico tra l'ironia alla Woody Allen e le gag più crasse all'italiana: le prime sono tutte affidate a Toni Servillo e alle scene più convincenti in coppia con Carla Signoris.

«Perché la commedia? - spiega Servillo Era da tempo che avevo fatto girare la voce nell'ambiente cinematografico, desideravo confrontarmi con il genere. Ma di commedia in teatro ne ho fatta tanta: Eduardo, si sa, fonde sempre sorriso e amarezza. E un po' di commedia c'era anche in Viva la libertà di Roberto Andò. Questa, però, è la prima commedia a tutto tondo che faccio». Tra le ispirazioni della sceneggiatura il regista Francesco Amato non teme di evocare giganti come Groucho Marx («Prima delle riprese ho dato da leggere a Toni la sua biografia»), il già citato Allen e poi Ernst Lubitsch e Billy Wilder. «Sono cresciuto con la commedia anglosassone - spiega - L'umorismo ebraico è uno strumento perfetto per superare gli ostacoli della vita. E la commedia, se è di qualità, non è solo disimpegno, è anche un modo per sorridere delle proprie difficoltà e fragilità». Nel tocco dal sapore internazionale i produttori di Cattleya confidano: Lasciati andare è già stato venduto in Usa, Canada, Francia, Israele e Taiwan. Ovviamente, il nome di Toni Servillo fa da garanzia: il suo Jap Gambardella dell'oscarizzato La Grande Bellezza ha lasciato il segno.

Così come promette di lasciarlo l'impegnativo ruolo che attende l'attore napoletano nel prossimo film di Paolo Sorrentino, dal titolo Loro: Servillo sarà infatti Silvio Berlusconi, come ha già annunciato urbi et orbi il regista. Ma su questo l'attore non emette verbo, se non un lapalissiano e ironico «se il regista e autore ha fatto questa dichiarazione, è molto probabile che la cosa corrisponda al vero». Qualcosa di Gambardella resta sempre.