Con «Origin» anche Youtube si lancia sulle serie tv

Alessandro Gnocchi

Senza fare troppo rumore, Youtube, il cliccatissimo video-archivio della Rete, si prepara a sfidare altri colossi dello streaming come Spotify, Netflix e Amazon Prime. Sottoscrivendo un abbonamento mensile di 11,99 euro, è possibile accedere alla sezione Originals. Qui troverete, se sfruttate il periodo gratuito di prova, film e serie tv prodotte da Youtube.

Per ora non si era visto niente di speciale. Da fine novembre sono però a disposizione le dieci puntate (in inglese, sottotitolato in italiano, come tutti gli altri prodotti) della serie Origin, che è un netto salto di qualità. Siamo nel territorio della fantascienza più classica ma da applausi in termini di scrittura (che ti inchioda lì anche per tutto il giorno) e di produzione (da kolossal). Niente di troppo fantasioso. Una astronave terrestre, la Origin, viaggia in direzione del pianeta Thea, la colonia dove ricominciare, lasciandosi alle spalle il passato. Naturalmente gli aspiranti coloni incappano in un ospite indesiderato, una forma di vita parassitaria che si impadronisce del cervello umano, rendendolo un burattino di carne. Chi ha l'alieno nel cervello? Il «piccolo» incidente crea tensioni tra l'equipaggio e il vecchio se stesso, quello che si voleva dimenticare, torna a farsi avanti, prepotente. È la trama di Alien (1979)? Sì, è la trama di Alien, il capolavoro di Ridley Scott. Ma non disturba e i colpi di scena non mancano.

Fantascienza e horror dominano il resto del catologo per ora piuttosto smilzo e con una interfaccia grafica non immediata che non rende gradevole la comunicazione. Però Youtube è proprietà di Google... E se fanno squadra il più noto motore di ricerca e Youtube... Le potenzialità dovrebbero far paura agli altri servizi di streaming. Inclusi quelli musicali. Infatti nel prezzo dell'abbonamento è incluso l'uso illimitato dell'App musicale di Youtube. Ed ecco spiegato perché alcuni artisti (i Muse, ad esempio) hanno iniziato a pubblicare un video per ogni brano dell'album. La App di Youtube, che ha una interfaccia grafica al limite del plagio di Spotify, offre infatti, oltre alla musica, le immagini (quando ci sono).

L'ingresso in campo è stato fatto in punta di piedi. Per ora.