Ormai il duetto non ha età e il pop unisce le generazioni

La Berté canta con i BoomDaBash, Orietta Berti con Mara Redeghieri: la nuova musica "rinasce" con quella vecchia

Insomma l'obiettivo sembra quello di annullare le differenze di età. I nuovi artisti, quelli emergenti, sempre più spesso si «consolidano» duettando o collaborando con chi era già famoso quando loro neppure erano nati. Rovazzi con Gianni Morandi è stato tra i primi. Poi un esempio dietro l'altro. Una volta il pop o il rock sottolineavano (con orgoglio) le differenze di età. Ora il contrario. Anzi oggi è quasi il grande nome del passato a «legittimare» quello nuovo. Un'inversione di tendenza.

E così i sempre più sorprendenti Boomdabash (una delle migliori band reggae italiane) dominano le radio cantando l'allusivo Non ti dico no con Loredana Bertè. E l'effetto è straniante, almeno per chi non è più ragazzino, perché è evidente il riferimento a E la luna bussò, super successo della Bertè nel 1979. In Non ti dico no addirittura canta «puoi chiedermi la luna, tanto la conosco». Più chiaro di così. E la voce Biggie Bash (vero nome Angelo Rogoli) conferma: «È una vera e propria citazione perché Loredana è stata la prima a sdoganare il reggae il Italia, in anticipo rispetto al concerto di Bob Marley a San Siro e quindi tutti noi le dobbiamo molto. Non ci aspettavamo dicesse di sì, ma invece ci conosceva e ci ha messo a nostro agio, raccontandoci anche aneddoti divertenti come quelli sul tour che fece con i Jackson 5». E il risultato di questa alchimia tra icona pop e talentuosi emergenti si vede, anzi si sente molte volte al giorno su ogni radio italiana...

Ma cosa vuol dire Boomdabash? «Il nome è stato inventato prima che io arrivassi, ma poi ho scoperto che, nell'inglese giamaicano, vuol dire esplodi il colpo e quindi ci calza musicalmente alla perfezione».

Questa band salentina, che oggi pubblica il nuovo album Barracuda, è uno dei serbatoi più creativi del momento, un termometro delle nuove tendenze se non altro perché al suo interno c'è Fabio Clemente ossia Mr Ketra che, con Takagi (Alessandro Merli, ex Gemelli DiVersi) forma la coppia d'oro dei produttori italiani. Volti magari poco conosciuti ma nomi pesanti, visto che da Roma Bangkok con Baby K e Giusy Ferreri passando per Vorrei ma non posto di J-Ax e Fedez fino alla nuova Amore e Capoeira (con Sean Kingston e, di nuovo, Giusy Ferreri) hanno infilato una serie di successi capaci di rinnovare il nostro pop. In questo rinascimento c'è anche l'eliminazione della «faida generazionale» che è sempre stata la scintilla riproduttiva della nuova musica. Giovani «contro» vecchi. Novità contro tradizione.

Ora basta. Marcia indietro.

Ora nella scena musicale in continua evoluzione c'è una imprevedibile mescolanza che ha due prevedibili conseguenze. Intanto c'è uno scambio di idee che compensa la «standardizzazione» dei suoni ormai imposta dalla tecnologia: la novità è la riscoperta di un passato magari non remoto ma dimenticato da tanti e pressoché sconosciuto agli adolescenti. E poi, molto più importante, queste collaborazioni hanno una funzione «didattica» per i giovanissimi che, grazie ai propri eroi, si confrontano con altre epoche musicali, scoprendole e magari apprezzandole. Una circolazione di musica come mai prima. Così, tanto per capirci, Mara Redeghieri, figura di culto della scena indie italiana, voce sofferta e duttile degli Üstmamò, oggi arriva in radio con il brano Cupamente cantato addirittura con Orietta Berti. Due icone unite dalle stessi origini emiliane ma musicalmente distanti anni luce, tanto che negli anni '90 gli Üstmamò suonavano una stralunata e irridente versione di Finché la barca va. Insomma, gli opposti (talvolta) coincidono. E questo continuo confronto non si esaurisce in un gioco snob oppure in una mossa strategica per ottenere più visibilità. Lo sa Luca Carboni che, dopo aver aperto la strada anni fa chiamando Fabri Fibra in Fisico & Politico, nel suo nuovo (e bel) disco Sputnik collabora con cantautori di «nuovo conio» come Calcutta, Giorgio Poi e Gazzelle: «È stato bello confrontarmi con il loro modo di scrivere», ha detto lui. Trent'anni fa un cantautore di lungo corso sarebbe stato molto, ma molto meno disponibile a un incrocio anagrafico del genere. In poche parole, forse per la prima volta nella storia del pop, una delle nuove password per il successo è la trasversalità. Cadute le barriere tra generi musicali, sono state superate anche quelle tra le epoche, tra giovani e «vecchi». In fondo è un segno dei tempi che la musica leggera sa intercettare, come sempre, prima di altri.