Ornella Muti: "Io sex symbol penalizzata"

Ornella Muti parla in un'intervista del suo ruolo da sex symbol, definendolo penalizzante, e si inserisce nella discussione attuale sulle molestie sessuali raccontando esperienze passate

Ornella Muti si apre parlando di sesso a 360 gradi, in un'intervista a Vanity Fair: tra i vari argomenti l'essere considerata un sex symbol, i casi di molestie sessuali, il rapporto della figlia Naike Rivelli con la libertà e un capitolo molto triste della sua giovinezza.

"Sono sempre stata considerata un simbolo sessuale e se vogliamo parlarne onestamente, il dato mi ha strapenalizzato - ha spiegato la protagonista di tanti film cult - Essere descritta per anni come una bomba sexy delle conseguenze le ha lasciate. Ha fatto sì che oggi il sesso sia una delle cose che meno desidero al mondo e meno mi appartengono. In fondo, agli uomini non è mai importato nulla di come volessi fare l’amore".

Muti si pronuncia a favore di Asia Argento e Miriana Trevisan, le prime donne dello spettacolo italiano a denunciare molestie sessuali, nonché a subire attacchi per questo. Argento e Trevisan hanno infatti ricevuto parole di puro odio, soprattutto sui social, tra chi le ha accusate di impudenza o rimproverate per la loro carriera. "Non dovresti essere toccata a prescindere dai successi ottenuti con i tuoi film - ha puntualizzato Muti - 'Siete delle donnette, siete delle fallite'. Questo dicono. E vorrei capire dove sarebbe la convenienza di denunciare se questo è il trattamento". E a dirlo è appunto una donna autorevole del cinema italiano, la cui splendida carriera è più che evidente.

L'attrice è passata anche a parlare della figlia Naike, del modo in cui si mostra nuda sui social e di come sia una donna libera, ma venga spesso insultata proprio per questa ragione. Muti ha ribadito come sia lei che la figlia abbiano messo al mondo due uomini, crescendoli rispettosi e "puliti".

Ma ciò che spinge a riflettere è uno dei racconti della sua adolescenza, delle molestie reiterate che fu costretta a subire e che dalla società dell'epoca erano considerate normali. "In autobus, a Roma, quando ero una ragazzina le vecchie popolane mi facevano sedere anche se la vettura era vuota - ha narrato Muti - Avevo capannelli di uomini intorno e per non sentire i maschi che si appoggiavano da dietro, io e le mie amiche ci mettevamo gli assorbenti. Se ti ribellavi, invece, venivi cacciata come una puttana dall’autobus stesso. Era colpa tua anche se si toccavano loro. Si rende conto com’è faticosa la vita di una donna?"