Le pagine di Matteo Righetto come candidi fiocchi in una Vigilia incantata

Luigi Mascheroni

È un bene che il nuovo libro di Matteo Righetto sia uscito a metà gennaio, lontano dalle feste natalizie in cui è ambientata la fabula. Romanzo breve, racconto lungo o favola che sia, Dove porta la neve (Tea, pagg. 148, euro 13) diventa, letto fuori del «suo» contesto temporale, ancora più assoluto, universale. Chi ha mai detto che per realizzare il sogno di qualcuno che non conosciamo nemmeno, o che per sentirsi fratello di un essere umano lontanissimo da noi, o che per sacrificare qualcosa di sé e donarlo all'altro, o tutte queste cose insieme, occorra sia la Vigilia di Natale?

Circoscritta in poche ore di una Vigilia qualunque, con un lungo flashback nella memoria dell'anziana madre di uno dei protagonisti (un racconto nel racconto che è un piccolo gioiello), l'invenzione narrativa di Righetto ha la stessa precisione simmetrica (nella struttura), il medesimo candore (nelle emozioni) e la stessa variazione (nella lingua) dei cristalli di ghiaccio perfetti, lucenti, diversi uno dall'altro che formano i fiocchi di neve che cadono sulle pagine per tutti i 50 brevissimi capitoli. Ecco dove porta la neve, se hai la pazienza di seguire i due personaggi-eroi (un ragazzo down in un corpo di adulto che cerca un regalo speciale per la madre condannata in un letto d'ospedale e uno spiantato figurante di Babbo Natale che sbarca il lunario fuori dal Centro commerciale): a comprendere che nessuna alba, e nessun Natale, è mai uguale all'altra. Ogni giorno e ogni persona nascondono un Mistero. Trovarlo è la sorpresa, e il regalo, più grande.

Qui è «dove porta la neve». Ma da dove si parte? Da una Padova che può essere una qualsiasi delle nostre meravigliose città di provincia. E che fa da bianchissimo fondale all'epica avventura dei Nostri: l'abitudinario, ingenuo, affettuosissimo Carlo, 48 anni e una terza coppia anomala del cromosoma 21, che ripete come ogni mattina, anche in questi giorni di festa, la strada che lo porta a visitare la mamma in clinica, una donna che ha bisogno di riposare e di ricordare... E il vecchio Nicola, 78 anni e non una cosa che vada nel verso giusto, che cerca lavoretti per mettere insieme due pagnotte per pranzo e cena, e al quale può andar bene anche infilarsi cappello e barba da Babbo Natale per divertire i clienti ai grandi magazzini... Due solitudini fanno una coppia imbattibile, decisa a tutto per trovare il regalo che renderà felice qualcuno per l'ultima volta. Partiranno su una Fiat 124, di quelle che ormai non si vedono più. Destinazione: Lapponia. Che è solo il nome dato dai bambini e dal folklore alla casa comune dei desideri. E il bello è che la Lapponia può anche confinare con le campagne di Cuoghe, sperduta tra la neve e i capannoni. Il circolo polare artico non è mai stato così tanto a Nordest.

E chissenefrega se è tutta una bugia. Matteo Righetto (nota biografica: quattro romanzi, uno diventato un film di Marco Paolini, un nume tutelare chiamato Mario Rigoni Stern, una eleganza di scrittura pura come la neve delle favole) la racconta benissimo. Anche perché ci sono volte in cui «Senti forte il desiderio di fare un dono, anche a costo di mentire, perché le menzogne a fin di bene, esattamente come i romanzi, sono più pure di ogni verità».