Palli, il grande pilota dimenticato

Volò su Vienna con d'Annunzio il 9 agosto di cento anni fa

Tra le città italiane che ospiteranno le principali commemorazioni del centenario del volo su Vienna di Gabriele d'Annunzio del 9 agosto 1918 (Pescara, San Pelagio-Padova, Gardone Riviera, ad esempio), si nota un'assenza: Casale Monferrato. Silenzio, da parte della Giunta casalese (di sinistra), sulla grande ricorrenza: un oblio per mero «pregiudizio ideologico», ha accusato il capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale e vicepresidente della Provincia di Alessandria Federico Riboldi. Ma perché Casale? Per una semplice (ma fondamentale) ragione: è la città in cui nacque, il 24 luglio 1895, il capitano Natale Palli, il pilota prediletto di d'Annunzio, che, nella celebre fotografia, siede dietro al Vate nello Sva adattato a biposto per far sedere il poeta.

Dopo le scuole al liceo cittadino (oggi Liceo Scientifico Natale, Silvio e Italo Palli; anche lo stadio dello storico Casale FBC è intitolato a Natale Palli), Palli si arruolò distinguendosi presto nel Corpo Aeronautico Militare sino al passaggio in forza all'Ottantasettesima Squadriglia Serenissima. D'Annunzio, il 3 ottobre 1918, sorvolando, con Palli, Casale Monferrato, volle lanciare una latta con il messaggio per «la nobile città dove nacque il mio piccolo grande fratello Natale Palli». Al saluto del Vate rispose un telegramma del sindaco Enrico Tavallini: «Casale con riconoscente affetto ricambia al Poeta guerriero il saluto. Abbraccia Natale Palli con orgoglio di madre».

Il 20 marzo 1919 Palli -che nel corso della guerra ottene una medaglia d'oro al valor militare, quattro d'argento e una di bronzo- decollò per un'esercitazione, ma una violenta bufera lo costrinse a un atterraggio d'emergenza su un ghiacciaio alpino a 3.400 metri: dopo due giorni di eroici tentativi di discesa a valle, morì assiderato il 23 marzo. Gabriele d'Annunzio tornò a Casale il 27 marzo per i solenni funerali del suo capitano: «Questo fanciullo bianco, dai capelli ondeggianti e dagli occhi di zaffiro, era l'ideal tipo latino del combattente, era l'esemplare perfetto della nuova giovinezza italiana in armi. Irreprensibile è l'epiteto che per lui ricorre sempre sotto la penna e nella bocca dei suoi capi. Roma lo dava ai suoi eroi raggianti. Era senza colpa, era senza macchia, senza ombra. Era tutto come la gemma del suo sguardo, era tutto tagliato in quel cristallo perspicace. Si pensa che egli sia il primo nato d'una generazione di uomini aerea, d'una gente che abbia abbandonata la terra per insaziabile amore dell'ala e viva di coraggio nelle correnti dell'aria intrepida».