Parola di Gertrude Stein: arte, gossip, avanguardia e tautologie d'autore

Nel libro c'è tanto gossip intellettuale, perché il gossip è il gossip è il gossip. Per cui c'è Picasso che critica Cézanne perché è geloso della sua pittura, ma d'altra parte Gertrude è gelosa di Picasso perché ha cominciato a scrivere poesie e dovrebbe limitarsi a dipingere, ciascuno deve restare nel proprio campo

A rose is a rose is a rose, non l'ho mai capita del tutto, perché anche un albero è un albero è un albero, un tavolo è un tavolo e un tavolo, e via dicendo. Tuttavia leggendo l'Autobiografia di tutti di Gertrude Stein, uscita nel 1937 (e ripubblicata ora da Nottetempo), si capisce quanto la tautologia sia un modo di pensare dell'intellettuale lesbica più famosa del Novecento. Mondanissima e di sinistra, come tutta la cricca degli avanguardisti di inizio secolo, ma per niente anticapitalista, anzi. Per esempio: «C'era lo spender denaro e non c'è dubbio che non c'è piacere pari a quello, l'improvviso spender denaro, e lo spendemmo». Il denaro è il denaro è il denaro. E è la differenza tra gli uomini e gli animali.

Nel libro c'è tanto gossip intellettuale, perché il gossip è il gossip è il gossip. Per cui c'è Picasso che critica Cézanne perché è geloso della sua pittura, ma d'altra parte Gertrude è gelosa di Picasso perché ha cominciato a scrivere poesie e dovrebbe limitarsi a dipingere, ciascuno deve restare nel proprio campo. Questione di appartenenza. «Certe cose ci appartengono e lo scrivere appartiene a me, non c'è dubbio che lo scrivere apparteneva a me. So che lo so che lo scrivere appartiene a me». Se sa che lo sa sarà così, lo scrivere appartiene a lei perché appartiene a Gertrude perché appartiene a Gertrude, non fa una piega.

A volte i ragionamenti di Gertrude sono astrusi, bisogna avere la chiave di lettura giusta, che è sempre la stessa. Prendiamo l'identità: «È tutta questione che l'esterno è l'esterno e l'interno è l'interno. Finché l'esterno non di dà valore diventa interno o meglio se l'esterno ti dà valore allora il tuo interno diventa esterno». L'interno è l'esterno è l'interno è l'esterno, più o meno come una rosa.

Sappiate, tra l'altro, che uno spagnolo è uno spagnolo è uno spagnolo. E gli spagnoli sono ignoranti. Come Salvador Dalì, che «basa tutto sulla propria ignoranza; ricevono una bella ispirazione e è basata oh sì sull'ignoranza, sulla loro ignoranza perché naturalmente un notaio spagnolo non sa niente e non ha avuto modo di imparare». Che c'entrano i notai? Tutti gli spagnoli sono notai, parola di Gertrude, e «i notai non sono mai liberi». Anche Mirò è spagnolo e come tale è ignorante, «non aveva nulla dietro la sua pittura oltre il centro naturale di ignoranza che ogni spagnolo porta dentro di sé». In compenso Picabia sembra un pittore spagnolo e Picasso un pittore francese ma si confondevano l'un l'altro perché erano alti uguali e portavano le stesse scarpe.

Tranchant e spietatissima con André Breton, che «ammira tutto ciò che può firmare col suo nome e fra cento anni nessuno si ricorderà il suo nome». Max Jacob è quello che scopre tutti, tutti vanno da Jacob per farsi scoprire, mentre Jean Cocteau è bravissimo a riparare lavandini.

A proposito di genio, un genio è un genio è un genio, però «Picasso una volta aveva detto che la famiglia di un genio lo trattava considerazione da genio finché aveva successo e poi se aveva successo allora era come chiunque avesse successo e così non lo trattavano più con considerazione da genio», perché il successo è il successo è il successo. Picasso, è noto, le dedicherà un famoso ritratto, uno dei primi ritratti cubisti. Si beve molto, litri e litri di vino e champagne e rum, Gertrude beve poco ma li ascolta tutti, e spettegola. Un giorno incontra Charlie Chaplin e lo trova simile a un torero zingaro spagnolo, comunque «gli zingari sono intelligenti, non credo che Charlie Chaplin sia uno zingaro forse no, ma avrebbe potuto esserlo». Uno zingaro è uno zingaro è uno zingaro, e forse è Charlie Chaplin, pensateci quando ne vedete uno frugare nel vostro cassonetto.