Parto per "Pechino" Lo faccio per denaro Ecco i dati bancari...

Dal 12 settembre prossimo prenderò parte alla nuova (folle) edizione di Pechino Express. L'opportunità (esattamente come le cose più esaltanti e traumatiche della vita) è arrivata quasi per caso. Sembrava cosa fatta due «Pechini» fa, quando dovevo partire, con lo scopo di promuovere un romanzo in uscita, in compagnia di una scrittrice di bestseller. Finì che la dama si tirò indietro all'ultimo, per problemi personali, vanificando così tutte le mie aspettative di vendita e i miei vaccini contro il tifo. Quest'anno, senza che ci fosse stato nessun contatto (con un libro nel cassetto ben lontano dall'uscita in tempi utili), a poche settimane dalla partenza, mi arriva la chiamata dagli autori di Pechino («Con chi dovrei partire? Un'estranea? Cosa?!? Una sciampista?!? Beh... Ma svampita quanto? Ah, tipo Marylin nei film di Billy Wilder? Mmm... Ma lo sapete, no, che io sono un intellettuale, che delle cose mi interessa la sostanza e non la forma? Ecco. Quindi, ehm, insomma: non è che è anche bona come Marylin?»).

Nel prepararmi lo zaino, mi domando cosa mi aspetta. E, soprattutto: che cosa mi aspetto da questa esperienza?

In primo luogo mi aspetto di raccogliere taccuini e taccuini di appunti. Se non mi rapiscono, non mi arrestano e non mi eliminano affronterò un viaggio in autostop attraverso Colombia, Guatemala e Messico, domandando ospitalità alla gente del posto, facendomi raccontare le loro storie e le loro aspirazioni, scontrandomi con culture e linguaggi diversissimi dai miei, contendendomi la vittoria delle tappe con Lory Del Santo e Tina Cipollari. Praticamente un romanzo che si scrive da solo. In secondo luogo mi aspetto dei bonifici. Diciamoci la verità. Come penso sia valso, prima che per me, per Aldo Busi e Melissa P., a loro volta concorrenti all'Isola dei famosi, la principale ragione che porta uno scrittore a partecipare a un reality televisivo è soprattutto una: soldi (o «la speranza dei»). Tanti o pochi che se ne riescano a raggranellare saranno comunque di più di quelli tirabili su al giorno d'oggi scrivendo romanzi. «Purtroppo», siccome Pechino, oltre a essere un programma di viaggio, è anche un programma di beneficenza (i soldi che si vincono durante le tappe vanno ad associazioni che operano nelle zone visitate), devo solo sperare che qualche bizzarro mecenate, notato il codice IBAN che mi sono stampato sulle magliette, senta l'impulso irrefrenabile di farmi un bonifico. Prima di partire lo ripropongo anche qua, in tutta la sua lunghezza: IT56J0306901401100000061904, Intesa San Paolo. Che i reality (eccetto Masterpiece) siano il modo per salvare la letteratura (da se stessa)?