Passano i provini i più cattivi e odiosi

Casting in questi giorni a Milano: dal manager alla pr, dal laureato al disoccupato, tanti in cerca di un lavoro e di un po' di celebrità

«È una sgobbona, è una noiosa, è una rompiscatole. La prendiamo». Alla selezione milanese, che si svolge in questi giorni, autori e cacciatori di teste per il reality manageriale The Apprentice (quello con Flavio Briatore nel ruolo del boss cattivo, ma dal cuore d'oro) cercano spiriti animali vivi, magari dietro atteggiamenti scomodi, nei candidati alla prossima edizione.

Quella precedente ha funzionato, oltre ai buoni ascolti c'è stato un forte riscontro in rete: solo la finalissima ha prodotto 8000 tweet, la pagina Facebook del programma conta 300 mila fan. Dunque, per la prossima serie, che andrà in onda per 10 settimane nella primavera 2014, The Apprentice si sposta da Cielo a SkyUno. Sono ancora aperte le iscrizioni alle selezioni romane, programmate per 2, 3, 4 luglio prossimi. Dalle diverse tornate di colloqui, all'ultima delle quali parteciperà lo stesso Briatore, verranno fuori i 14 concorrenti del programma.

Il format di The Apprentice, emerso in Usa con Donald Trump in qualità di superboss, e ormai in onda in oltre 20 paesi, rimane più o meno invariato. Il vincitore della scorsa edizione, Francesco Menegazzo, da quasi un anno lavora in Africa fianco a fianco con l'uomo Billionaire: si occupa della ristrutturazione di alcuni resort in Kenia, e gestisce contratti e contatti con mezzo mondo. Ma a dare un'occhiata agli aspiranti manager che aspettano il colloquio in un albergo milanese più che l'atmosfera da aspiranti frequentatori della Costa Smeralda emerge un campionario antropologico sorprendente, specie in tempi di crisi. Ci sono laureati-masterizzati che sanno quattro lingue, e persone con il diploma di scuola superiore che hanno iniziato a lavorare prestissimo. C'è la specialista di marketing online che ha messo su un'azienda in proprio, l'agente monomandatario nel ramo acciaio che cerca opportunità, perfino il manager nel settore informatica che si dice disposto a mettersi in aspettativa per partecipare al reality che potrebbe cambiargli la vita. Voglia matta del fatidico (e a volte fatale) quarto d'ora di celebrità, o vero interesse per un'esperienza lavorativa diversa? Difficile dirlo. Comunque l'atmosfera non è quella da «Milano da bere» che spesso è stata associata al programma.