Paul McCartney: «John Lennon è un mito perché è morto»

Paul McCartney torna a parlare del suo rapporto con John Lennon: nessun idillio neppure ora che non c'è più, ma una sigla indelebile sulle canzoni

I rapporti tra John Lennon e Paul McCartney non sono mai apparsi idilliaci. Quando si condivide un'esperienza totalizzante come quella condivisa dai Beatles, è anche normale che sorgano dei piccoli dissapori ma anche dei rancori che durano nel tempo. E che qualche volta superano la morte.

Ho suscitato grande scalpore l'intervista rilasciata recentemente dal Macca a Esquire: nelle parole del musicista mancino si ripercorre la morte dell'amico e collega e lo si dipinge come «un martire e l'icona dei Beatles» dopo morto. «Anche io - ha raccontato McCatney - George e Ringo eravamo Beatles come John. Dopo l'omicidio, Lennon era i Beatles, solo lui».

Il paragone di Paul va ad altri miti scomparsi troppo giovani come Lennon, come per esempio John F. Kennedy o James Dean. L'intervista ha suscitato reazioni contrastanti in tutto il mondo: sono molti a pensare che i sentimenti che guidano McCartney nelle sue affermazioni siano frustrazione e rancore. Tuttavia c'è da dire che Lennon-McCartney sono legati ancora oggi da un contratto, nonostante uno non ci sia più, in base al quale la paternità di gran parte delle canzoni dei Beatles sono attribuite a entrambi.

Eppure ci sono dei pezzi scritti dall'uno o dall'altro: ad esempio, "Yesterday" è stata in gran parte un'invenzione di Paul, così come la maggior parte delle canzoni di "Sgt Pepper's". Il lato artistico dell'eterna diatriba appariva superato dacché i due si erano riappacificati dopo "How do you sleep?", hit di Lennon in cui si può ascoltare, tra le altre cose: «La sola cosa che hai fatto era ieri». In altre parole si gioca sul senso di «ieri» in inglese, «yesterday» appunto. Sembrava tutto superato, nel passato, ma forse non è così.