Con Paura 3D tornano i Manetti Bros

In uscita il nuovo film dei Manetti Bros, Paura 3D, che omaggia la grande tradizione dell’ horror all’italiana in maniera dignitosa e personale

Roma. Il barone Lanzi (Peppe Servillo) parte per un raduno d’auto d’epoca. Il suo meccanico di fiducia, trovatosi in possesso delle chiavi della villa del nobiluomo, decide di cogliere l’occasione e spassarsela per un weekend nella magione vuota assieme a due suoi amici, uno mollato di fresco dalla ragazza, l’altro innocuo e annoiato rocchettaro.

I tre iniziano a bere, fare il bagno in piscina, giocare a pallone sul prato all’inglese e svuotare il frigo del proprietario che però fa ritorno prima del previsto e che, a dirla tutta, non aveva lasciato la casa davvero vuota.

Il primo film dichiaratamente horror degli indipendenti ed anticonformisti Manetti Bros arriva in 220 copie nelle nostre sale. Ambientato a Roma e incentrato su tre ragazzi di borgata, è volutamente fedele ai cliché di genere ma presenta anche qualche guizzo sperimentale. E’ ispirato alla storia vera di Natasha Kampush, la ragazza austriaca segregata nello scantinato di casa sua per otto anni, e al libro sulla sua prigionia “3096 Giorni”.

Per una buona mezzora il film scorre lento e un po’ noioso, condito di brani rap dai testi un po’ paranoidi e viene da invocare che compaia davvero un assassino. Ma di lì a poco finalmente tutto si anima e i tre piccoli coatti avranno il loro riscatto durante la fase di macellazione.

Sicuramente un dignitoso omaggio, oltre che una rivisitazione personale, alle filmografie di Argento e di Bava che ci avevano resi popolari nel mondo.

Un film che funziona, girato in un buon 3D, di cui resta insospettabile all’occhio dello spettatore l’aver avuto un budget low cost.

Impressionante la generosità, tra gli attori, della performance di Francesca Cuttica; non solo nuda per quasi tutto il film e con un lunghissimo primo piano del pube, ma alle prese con la rappresentazione di turbe psicologiche dovute all’isolamento ed alle torture subite dalla ragazza interpretata.

Peppe Servillo, voce degli Avion Travel e fratello dell’ attore Toni, non delude. Ha charme, eleganza e soprattutto un contegno ed una misura che, proprio perché non credibili in un efferato assassino, lo rendono ancora più terrificante.

Molto del disagio e dell’inquietudine irrinunciabili in qualsiasi horror, si deve qui al soundtrack del musicista Pivio che ha composto un’unica partitura in modo da mantenere sempre viva la suspence e che ha privilegiato l’uso di suoni e rumori rispetto alla melodia ed all’uso dell’orchestra. Ha poi sapientemente condito tutto con varie incursioni rap, hip hop e metal perché è attraverso quella musica che viene data voce in scena ai protagonisti.

Ci sono sangue e violenza nelle modalità e quantità prevedibili e necessarie.

Nonostante ingenuità davvero difficili da giustificare come quella che fa preferire ai ragazzi di rischiare la morte piuttosto che usare il cellulare per chiedere aiuto, gli appassionati di genere non rimarranno delusi.