Peccato che allo Strega manchino i "veri" romanzi

Appena proclamata, la cinquina dello Strega 2018, già porta con sé tanti interrogativi. Dei magnifici 5 che si contenderanno il sorso di liquore la sera del 5 luglio al Ninfeo di Villa Giulia la prima dei proclamati dai 660 aventi diritto - tra Amici della domenica, lettori forti e altri collettivi aggiunti a garantire equità - è Helena Janeczek con La ragazza con la Leica (Guanda), 256 voti. Seguono Marco Balzano, 243, con Resto qui (Einaudi); Sandra Petrignani, 200, con La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Neri Pozza); Lia Levi, 173, con Questa sera è già domani (e/o); Carlo D'Amicis, 151, con Il gioco (Mondadori). Il primo interrogativo è sul gruppone di nomi e di generi che quest'anno è circolato in comune tra i due premi letterari italiani più importanti, il Campiello e lo Strega: per prima la Janeczek, che ha ottenuto il plauso di entrambe le giurie letterarie. Eppure la sua biografia romanzata della fotoreporter Gerda Taro, compagna di Robert Capa, non è proprio romanzo e non è nemmeno un libro facile quanto a tema e periodo storico. Possibile che tra le centinaia di proposte in libreria non ci fossero romanzi d'invenzione in grado di meritare il primato di voto?

Possibile poi, altra domanda, che la storia, la cronaca e la biografia ma anche la questione femminile, quella razziale, quella revisionista - l'abbiano vinta, nelle preferenze dei giurati, in modo così schiacciante sul puro piacere di gustarsi un plot ben costruito? O, altra domanda, forse scarseggiano plot ben costruiti? Ad una incollatura Balzano: il suo è proprio un romanzo, eppure anche qui la tipicità dello sfondo storico prende il sopravvento e anche qui c'è un rimpallo con il Campiello (Balzano lo vinse nel 2015). E poi ancora la Petrignani con la vita di Natalia Ginzburg e le Leggi Razziali di Lia Levi. Le scelte dei giurati sembrano una indicazione didattica: niente libera fiction se prima non vi applicate sui testi seri. Nell'anno del dibattito avviato dal giurato Campiello professor Tomasin sull'italiano impoverito della letteratura contemporanea, un po' di educazione alla lettura ci sta. E tuttavia meno male che almeno l'ultimo prescelto, il romanzo di D'Amicis, è fuori dal coro: è un gioco, è erotico ed è contemporaneo.