Il personaggio Apocalittica ma soprattutto integrata

Il 10 febbraio 1971 Patti Smith tenne la sua prima performance «poetica» al Poetry Project di New York davanti a personaggi come Allen Ginsberg, John Giorno e il commediografo Sam Shepard, il suo mentore e colui che le comprò la sua prima chitarra. Fu un'esperienza particolare, a cavallo tra poesia e musica, in cui Patti declamò alcuni dei suoi scritti mentre altri li urlò sostenuta dalla chitarra di Lenny Kaye come Ballad of a Bad Boy. «Non importa chi sia quello che i libri di storia della musica ritengano essere l'iniziatore del punk newyorchese. Ballad of a Bad Boy rappresentò veramente l'Anno Zero». Così scrive Dave Thompson nella biografia Patti Smith. Danzando a piedi nudi, in uscita per Odoya. Sin dalle prime esibizioni Patti continuò a considerarsi una outsider, «una voce ai margini persino della bizzarra sensibilità dell'underground newyorchese». Con i suoi atteggiamenti etici ed estetici era diversa da tutti. Frequentava con Robert Mapplethorpe il Max's Kansas City, il locale più hip di New York (dove uno sconosciuto Bob Marley apriva i concerti dell'altrettanto poco noto Bruce Springsteen) confondendosi nel magma di rockstar, bislacchi artisti tuttofare, freak warholiani, preparando il suo avvento come cantante secondo il motto: tre accordi fusi con il potere della parola. Scelse come produttore l'ex Velvet Underground John Cale, aggiunse alla band i suoni della magmatica chitarra di Tom Verlaine e di Allen Lanier, che tra l'altro scrisse la musica per Elegie, incisa in memoria di Jimi Hendrix il 18 settembre 1975, quinto anniversario della morte del chitarrista. Il volume propone la Patti Smith più inedita e ribelle, quella poetessa, pittrice, rocker controcorrente, innamorata di Rimbaud e di Dylan (durante un suo concerto rimase folgorata da Bob tanto da dire: «aveva una voce come una motocicletta in un campo di grano»). Fu in Italia, dopo il famoso concerto di Firenze del 10 settembre 1979, con gli incidenti, il pubblico che invase il palco, lo stadio devastato, che l'artista si ritirò per la prima volta dalle scene. Sono passati più di quarant'anni e lei è un'abituale frequentatrice del nostro Paese, ma da sempre Patti Smith significa trasgressione. Chissà cosa penseranno i suoi fan nel vederla, giovedì prossimo, al talent show di Raffaella Carrà The Voice.