Piacciono Sánchez e Viscardi, ma i bestseller sono gli hot dog

La Fiera di Milano chiude: lezione (vera) di Bebe Vio, bilanci, fanta-analisi politiche e ottimismo per il 2019

Ultimo giorno di Tempo di Libri, tempo di bilanci (i dati ufficiali si sapranno domani, comunque si conferma la cifra 100-110 mila visitatori in cinque giorni) ed è già tempo di pensare alle prossime fiere, piccole e grandi, da BookPride a Milano, fra una decina di giorni, a Libri Come all'Auditorium di Roma da giovedì, fino al Salone di Torino, a maggio. Mai un Paese che legge così pochi libri ha avuto così tante feste dell'editoria. Per aumentare i livelli di lettura in Italia, bisogna darsi (molto) da fare.

MOLTO VERA

Bisogna darsi da fare: era il titolo dell'incontro affollatissimo di ieri con Bebe Vio, una bellissima ragazza che ha avuto tutt'e quattro gli arti amputati causa meningite fulminante all'età di 11 anni, oggi campionessa paralimpica e autrice del libro Se sembra impossibile allora si può fare (Rizzoli). La sua performance in Sala Brown è stata la migliore lezione di vita che si possa regalare ai ragazzi, per l'entusiasmo e la sicurezza che trasmette, e anche a noi adulti. «La cosa peggiore che si può fare a un disabile è trattarlo come se avesse le gambe e le braccia quando non ce le ha: anzi, se volete fare una battuta, fatela. Prendetelo in giro. Lo aiuterete più che facendo finta di niente». Il miglior spot possibile contro buonismi, pietismi e neo-lingue politicamente corrette.

UN PO' FALSO

Correttissimo, giovanissimo, faccino pulitissimo e microfono ad archetto, ecco a voi Sala Volta, pubblico dei grandi eventi ma di un'unica fascia anagrafica, 11-15 anni lo youtuber-poeta Francesco Sole (è uno pseudonimo, sua sorella si chiama Luna...), che recita versi dalla sua raccolta di poesie sentimentalissime, leggerissime e furbe, il bestseller #ti amo (Mondadori). Il successo mediatico-editoriale è formidabile. Qualcuno però ha messo in dubbio il personaggio: e se fosse tutto studiato a tavolino? All'improvviso una ragazzina delle prime file chiede: «Ma tu hai mai detto Ti amo sul serio?». Silenzio spiazzante. Appunto.

MOLTA CONFUSIONE

Silenzio, alla fiera del libro si parla anche di politica. Sul palchetto della Sala Amber i direttoroni dei giornaloni: Fontana, Calabresi, Molinari, Gentili, Cusenza, dal Corriere al Messaggero, per aiutarci a capire gli scenari politici futuri. Cinque testate, cinque teste, cinque previsioni diverse. Quando i giornalisti hanno le idee più confuse degli elettori.

AUTORI ONNIPRESENTI

Impossibile dire quale sia stato il libro più venduto in fiera, forse L'amante silenzioso (Garzanti) di Clara Sánchez o Abbastanza (Mondadori) di Sofia Viscardi, o Una vita da libraio di Shaun Bythell (il più richiesto allo stand Einaudi), o il nuovo thriller di Donato Carrisi... O il ricettario di qualche master-cuoco. Però un dato c'è: il libro più recensito da pagine di cultura, inserti, radio, social e blog durante i cinque giorni della fiera è stato il romanzo di Luca Ricci Gli autunnali (La nave di Teseo). Onnipresente (e meritato...).

INSEGNAMENTI

«Se vuoi fare lo scrittore non stare sui social». Ma anche sì.

GUTENBERG VS ZUCKERBERG

L'ultimo giorno della fiera, dedicato al Digitale, si apre con l'incontro «Scusi, lei lo scriverebbe un romanzo col computer?». A confronto giovani (e meno giovani) scrittori sul rapporto tra scrittura e nuove tecnologie. Si ripercorre mezza storia del Novecento, dal rotolo di telescrivente dietro il quale Kerouac scrisse a mano On the Road ai leggendari manoscritti di David Foster Wallace fino all'inaffidabilità della conservazione digitale del lavoro dello scrittore. L'idea è che soprattutto oggi - tra social network, siti personali, archivi multimediali - è meglio affidarsi a quello straordinario strumento iper-tecnologico che è la carta.

FAME DI CULTURA

Archiviato il numero sui visitatori, e in attesa di capire esattamente quanto hanno venduto gli editori (più dell'anno scorso ma non moltissimo), da segnalare i due stand di maggiore successo (la fonte sono gli stessi vertici del Salone, Levi-Kerbaker). Quello del gelato e quello degli hot dog.

CHE LIBRACCI!

Ah, en passant. Mentre piccoli e grandi editori si arrabattano coi conti, lo stand del Libraccio che campeggia in mezzo al Padiglione 3 ha incassato, solo sabato, giornata di punta, 40mila euro. Nelle cinque giornate milanesi, 120mila. Tascabile più, tascabile meno. Si legge al risparmio. Ma bene.

FIERI DELLA FIERA

«Tokyo è una città bellissima. Assomiglia alla Fiera di Milano quando c'è un po' di gente che lavora. Enzo Jannacci, L'Incompiuter» (sulle pareti dello stand Giunti-Bompiani). E con questa, arrivederci all'anno prossimo. In fiera.