Un piccolo sacrificio in nome della cultura

I l dato incontestabile è che il biglietto del cinema è il più basso di Europa. Incontestabile è anche la crisi del settore cinematografico: chiudono sale e gli spettatori sono in diminuzione. Fuori di dubbio è anche il fatto che una nuova tassa rompe sempre le scatole.
Detto questo, chiediamoci adesso se è così scandaloso, così contrario ai principi liberali far pagare un euro in più sul normale prezzo del biglietto del cinema. Cerchiamo di essere pratici. Con un euro non si compra più nemmeno il giornale. Lasciamo quindi da parte questioni di principio e cerchiamo di salvare il salvabile.
Certo, per molti la regola da seguire sarebbe quella di offrire cultura e intrattenimento gratuitamente: musei, teatri, cinema a costo zero o quasi per tutti. E molto spesso abbiamo la prova che durante eventi ben studiati, che consentono il libero accesso a cinema musei, teatri, la gente risponde con entusiasmo affollando le sale. Un comportamento che può apparire lusinghiero per amministratori e organizzatori, vedendo tanta gente che ripaga i loro sforzi per garantire il tutto gratuito. Confesso di non riuscire a condividere questa soddisfazione.
Il prezzo del biglietto io credo sia una presa di coscienza, da parte dell’acquirente, del valore di ciò che si va a fruire: ciò che, invece, è gratuito viene vissuto quasi sempre come qualcosa di scarsa importanza. Faccio un piccolo esempio. In Francia, in Germania, per ascoltare una conferenza si paga il biglietto: poco, ma si paga. In Italia no. Questo comporta una quasi inevitabile distrazione. Ci si accorge che sta diventando tardi e ci si alza e si va via; suona il telefonino e si esce per ascoltarlo; non si rinuncia a fumare e si lascia la conferenza. Ciò che è gratuito, non responsabilizza di fronte a chi si ascolta o a quello che si vede.
Un euro in più sul prezzo del biglietto del cinema deve essere considerato una comunicazione virtuosa. Dice che si partecipa collettivamente a un progetto di finanziamento di un settore in crisi; dice che il biglietto, così a basso costo, può sopportare un aumento tanto lieve da non potersi ritenere una tassa ma un semplice riallineamento agli standard europei. Esprime, infine, la sintesi delle due precedenti affermazioni: nel nostro paese i tagli al fondo unico per lo spettacolo (Fus) sono stati severi. Inutile disquisire se quei tagli e la loro entità siano giusti o ingiusti: proviamo a guardare avanti. Paghiamo un euro in più il biglietto del cinema e sentiamoci anche autorizzati a essere più critici sul modo in cui vengono spesi i soldi per finanziare questo o quel film. Sono stati dati quattrini per fare film che, se è andata bene, sono stati visti soltanto dai parenti degli attori (in questo sperpero mi pare che Veltroni sia stato un campione).
Ogni volta, perciò che ci troviamo a pagare quell’euro, ricordiamoci di pretendere qualità e di essere responsabilmente critici nei confronti di chi ci ha chiesto un po’ di soldi in più per fare il film.