Di Pietrantonio, Sarchi e Covacich Lotta notturna per la vittoria

Stefania Vitulli

da Venezia

La serata si prevedeva combattuta ieri alla Fenice per il Campiello edizione 55, con tre donne tra le favorite per ottenere le preferenze dei trecento giurati popolari. Al momento in cui andiamo in stampa, le più papabili sono L'arminuta di Donatella di Pietrantonio, dentista abruzzese di Penne, e La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi, entrambe a marchio Einaudi. La storia della Di Pietrantonio è quella di una ragazzina ritornata (arminuta in dialetto abruzzese) a una spietata realtà rurale, con tanti fratelli, poco cibo e un dialetto che le è incomprensibile e ostile, dopo essere cresciuta per tredici anni in un agiato contesto borghese di città. Addio doloroso a quelli che dovrà chiamare zii, sostituiti dai veri genitori, dopo una shock emotivo e linguistico, e avvio di una relazione che si scopre pian piano come abbandono e accettazione insieme: «È una discesa agli inferi» lo descrive l'autrice. «In cui la protagonista torna al paese come parlante italiano, quindi straniera, mentre tutti la parlano di lei come un pacco, che viene dato e riportato, in una lingua povera che non ha le parole per i sentimenti». Il libro della Sarchi è invece la narrazione autobiografica della conquista di una nuova identità dopo un incidente che l'ha resa paraplegica, grazie all'incontro con una misteriosa quanto potente figura detta donna-gatto. Per La nave di Teseo, la giovanissima casa editrice di Elisabetta Sgarbi un finalista, Mauro Covacich e il suo La città interiore, che celebra la storia familiare dell'autore e una Storia più grande che la contiene sullo sfondo di Trieste, e il Premio Opera Prima, assegnato alla raccolta di racconti Un buon posto dove stare di Francesca Manfredi. Gli altri due nomi a salire sul palco durante la serata condotta da Natasha Stefanenko ed Enrico Bertolino sono stati Stefano Massini per Qualcosa sui Lehman (Mondadori) e Laura Pugno con La ragazza selvaggia (Marsilio). La Pugno ha il suo fuoco in una ragazzina perduta a 13 anni e ritrovata dopo dieci anni di isolamento in una riserva naturale, mentre l'epopea-fiume della famiglia ebraica Lehman firmata da Massini è il corpus da cui è stato tratto il successo teatrale mondiale Lehman Trilogy. Ad Andrea Zancanaro di Feltre, 21 anni, il Campiello Giovani, mentre Premio Fondazione Il Campiello a Rosetta Loy, classe 1931, che vinse trent'anni esatti fa, in cinquina con Le strade di polvere: «Il Campiello ha segnato la mia vita e questo Premio alla carriera è arrivato in tempo: io pensavo di essere già nell'aldilà».